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Il “No Imu Day” di Renzi Mef: sgravi a 20 miliardi e il calo tasse proseguirà

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan rilancia sulla riduzione delle tasse. «Siamo impegnati a proseguire con la prossima legge di Stabilità», conferma una nota di Via Venti Settembre anche se sottolinea che utilizzerà «tutti gli spazi di bilancio disponibili nel rispetto delle regole europee». La sortita arriva dopo gli annunci delle settimane passate di Matteo Renzi che ha ribadito la propria intenzione di agire sull’Irpef, sulle aliquote e sugli scaglio, anticipando, almeno la decisione, alla prossima legge di Stabilità, e facendo scattare gli effetti nel 2018.
La partita è tutta da giocare e ieri in occasione del «No Tasi Day» (la famigerata erede dell’Imu prima casa), giornata di mobilitazione e banchetti promossa dal Pd, per ricordare che 19,5 milioni di italiani da quest’anno non pagano più la tassa sulla prima casa, lo stesso premier è intervenuto per ribadire: «Per la prima volta le tasse vanno giù, le chiacchiere stanno a zero», ha detto Renzi ricordando anche gli interventi sull’Irap, Imu agricola e «imbullonati ». Replica il centrodestra che con Brunetta parla di «imbroglio » e denuncia una tassazione degli immobili al top: «I Comuni hanno aumentato la tassa sui rifiuti di pari ammontare alla riduzione della tassa sulla prima casa», ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera.
La nota del Tesoro tuttavia rifà i conti del biennio di Renzinomics e spiega che la riduzione delle tasse è stata complessivamente di circa 20 miliardi. Da fonti terze, che hanno rifatto recentemente i conti come il centro studi Twig, emerge una conferma dell’operazione di allentamento del peso delle tasse nei due anni in questione: del resto, anche l’ultimo Documento di economia e finanza, dà la pressione fiscale in riduzione dal 42,9 per cento del 2015 al 42,2 per cento di quest’anno, ovvero 0,7 punti percentuali che aumenterebbero se la contabilità Ue considerasse come una riduzione delle tasse il bonus da 80 euro.
A conti fatti, dal bilancio biennale dell’esecutivo, ricalcolato sulla base di documenti ufficiali dal centro Twig, emerge una riduzione complessiva delle tasse pari a 19,4 miliardi, sostanzialmente la cifra citata da Padoan. Nel rapporto, sulla scia di quanto fa il governo, viene considerato come riduzione di imposte il bonus Irpef di 80 euro che nel biennio ammonta a 9,5 miliardi; gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato valgono 5,7 miliardi; mentre la deduzione del costo del lavoro dall’imponibile Irap conta per 5,6 miliardi; completa il quadro l’operazione Tasi prima casa per 4,6 miliardi (compresa Imu agricola e imbullonati). Al conteggio va aggiunta anche la sterilizzazione dell’Iva per 7 miliardi (la clausola fu innescata dal governo Letta e quindi può essere considerata una riduzione di tasse di Renzi, non altrettanto può dirsi per le clausole «contratte» dal governo in carica e disinnescate dallo stesso). Naturalmene ci sono stati anche aumenti di tasse: la voluntary disclosure, giochi e rendite finanziarie, il tutto per 8 miliardi. Dove va tuttavia acceso un faro è la partita dei tagli e della spending review: sempre secondo il rapporto Twig nei due anni in questione, nelle due «Finanziarie » 2015-2016 di Renzi-Padoan il taglio netto è stato solo di 1,5 miliardi. Questo non significa che la scure non sia stata impugnata: si ricordano la sanità che ha lasciato sul terreno 3,9 miliardi e Comuni-Province-Regioni che hanno subito riduzioni per 5,9 miliardi nel biennio. Tagli che sul piano contabile sono stati compensati da spese per scuola, ammortizzatori sociali e e altro.
Tirate le somme a fronte di 19,4 miliardi di tasse eliminate e 1,5 di tagli netti, resta un effetto sul deficit di 17,9 miliardi. Uno schema che potrebbe riprorsi con la prossima legge di Bilancio con l’operazione Irpef.

Roberto Petrini

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