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«No» Fiom sui permessi Fiat

di Giorgio Pogliotti

Un altro accordo separato alla Fiat. Fim, Uilm e Fismic hanno firmato ieri sera all'Unione Industriale di Torino l'intesa sui permessi sindacali, contestata dalla Fiom. Mentre cresce il pressing di Cgil e Cisl per un incontro chiarificatore con l'ad della Fiat.

Iniziamo dalla trattativa avviata dopo che la Fiat ha disdetto dal 1° gennaio i vecchi accordi integrativi sul monte ore dei permessi sindacali e sul numero di rappresentanti sindacali in fabbrica. Nel merito, l'intesa che riguarda gli stabilimenti di Fiat Group Automobiles e Fiat Powertain (accordi specifici saranno fatti per gli altri impianti come la Sata di Melfi e la Sevel di Val di Sangro) introduce un monte ore unico, modificando il sistema regolato dalla legge 300 (lo Statuto dei lavoratori del 1970), che prevede per la partecipazione ai direttivi provinciali il tetto delle 8 ore mensili senza alcun limite ai componenti. La conseguenza è che soprattutto in alcune fabbriche del sud si sono registrati abusi, gli stabilimenti si svuotavano in occasione dei direttivi provinciali. Con l'accordo vengono confermate le 8 ore, ma si introduce un tetto di 1 delegato per ogni 200 dipendenti. Motivo del contendere con la Fiom è la clausola di responsabilità che vincola i sindacati al rispetto del contratto nazionale facendo scattare, in caso di violazione – ad esempio per scioperi indetti nei sabati comandati – penalizzazioni sulle trattenute e sui permessi sindacali. Sulle controversie in merito all'applicazione della clausola di responsabilità è previsto l'intervento di una commissione paritetica.

Duro il giudizio della Fiom: «Fiat ha forzato la situazione – spiega Enzo Masini –, invece di un'intesa sul monte ore per mettere in ordine la materia, ha scelto di riproporre gli accordi di Mirafiori e Pomigliano a tutti gli stabilimenti italiani dei settori auto e motori. Con la clausola di responsabilità la Fiat si riserva un giudizio sull'agire sindacale». La commissione paritetica per Masini è «priva di ogni potere poichè in caso di disaccordo può liberamente decidere l'azienda». Opposto il giudizio degli altri sindacati: «L'accordo che ha carattere sperimentale è positivo – commenta Bruno Vitali (Fim-Cisl) -, abbiamo mantenuto nei numeri gli stessi permessi dello scorso anno. Può così riprendere l'attività sindacale, fortemente ridimensionata dallo scorso primo gennaio». Sulla stessa lunghezza d'onda Eros Panicali (Uilm) «Con l'accordo c'è un'assunzione di responsabilità del sindacato al rispetto delle intese, sul modello di quanto fatto a Pomigliano e Mirafiori – afferma –. Si potranno correggere alcune anomalie, riducendo l'uso improprio dei direttivi sindacali»». Per la Fismic «si modernizza la natura dell'accordo che risaliva al 1971».

Intanto, in vista del vertice di sabato a palazzo Chigi tra Marchionne e il governo, sui timori del sindacato relativi all'eventuale trasferimento negli Usa del quartier generale dopo la fusione tra Fiat e Chrysler, è intervenuta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Lo spostamento della sede e della parte di progettazione, da quello che abbiamo capito, non è all'ordine del giorno».

Mentre il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso sollecita «che si faccia ciò che da un anno dovrebbe essere fatto: cioé che si apra un tavolo con l'azienda, nel quale siano comprese le organizzazione sindacali, in cui venga illustrato significativamente il piano di investimenti per l'Italia, le strategie e quindi gli impegni per il ruolo che la Fiat deve avere in questo Paese». La leader della Cgil aggiunge che «tra le cose che noi sospettiamo, ma vorremmo venire smentiti, anche se al momento non lo siamo, c'é che una parte della progettazione stia già trasferendosi negli Stati Uniti».

Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ricorda come quella di sabato «è una iniziativa del governo», mentre «noi stiamo chiedendo un incontro con la Fiat in separata sede». Per Bonanni «serve chiarezza in questi giorni in cui tutti siamo preoccupati su dove saranno allocati i servizi e le progettazioni della Fiat». Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, invece definisce «un'altra puntata del teatrino» l'incontro di sabato, convinto che nelle reazioni alle frasi dell'a.d. della Fiat vi sia stato un «allarmismo eccessivo», poiché «il piano industriale lo ha già spiegato».
 

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