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No di Telecom al piano Cdp vuole subito il 51% di Metroweb

Una Telecom spumeggiante in Borsa come non si vedeva da tempo. Tornata sopra 1,1 euro con un rialzo in una sola seduta del 7,7%. A spingere il titolo le voci sempre più insistenti di una matrimonio tra Wind e 3, i due operatori mobili, che porterebbe alla riduzione da quattro a tre dei competitor sul mercato. Un processo di consolidamento di cui si parla da un paio d’anni e che finora non si è ancora verificato. Ma ora i due miliardari, il cinese di Hong Kong Li Ka-Shing e il russo Mikhail Fridman, non solo hanno ricominciato a parlarsi ma sembrano molto vicini alla firma dell’accordo finale. Che secondo indiscrezioni dovrebbe assegnare al gruppo H3G la maggioranza ma prevedere anche degli escamotage tecnici per evitare il consolidamento del debito di Wind in capo alla società controllante. L’accordo potrebbe prevedere anche importanti novità per la guida manageriale della società fusa mentre sarebbe tutta da decidere l’eventuale vendita di Infostrada dal momento che oggi per chi opera nel mobile poter far leva su un operatore fisso permette di confezionare offerte “quadruple play” indirizzate alle famiglie.
Il matrimonio tra Wind e 3, se andrà in porto, è in grado di cambiare il panorama della telefonia in Italia e di incidere anche sulle discussioni in corso per la realizzazione del Piano sulla banda ultralarga presentato nei giorni scorsi dal governo. Al di là delle dichiarazioni di intenti, infatti, non sembrano esserci significa- tivi passi avanti sulle modalità di implementazione del Piano. Il sottosegretario Antonello Giacomelli ha assicurato che i decreti attuativi arriveranno presto e che Metroweb giocherà un ruolo di primo piano nella stesura della fibra nel paese ma le trattative con i diversi operatori procedono a rilento. Il presidente della Cdp, Franco Bassanini, ha esplicitato ieri su Repubblica la proposta di un condominio tra operatori privati e pubblici in una prima fase, con la possibilità per Telecom di salire al 51% in un secondo tempo una volta terminato il piano di investimenti. Proposta che già nel cda Telecom del 19 febbraio era stata rigettata poiché la società telefonica è assolutamente refrattaria all’ipotesi condominio e ha fortemente bisogno di controllare il 51% di Metroweb fin da subito poiché la rete rappresenta il suo core business che deve essere consolidato nel gruppo. Marco Patuano, l’ad di Telecom, nei suoi incontri con Bassanini ha provato a proporre una road map degli investimenti, una sorta di cronoprogramma deciso di comune accordo, pur di ottenere il 51%. Ma la risposta è stata negativa e lì si sono rotte le trattative con Telecom che il 20 febbraio da Londra annunciava di voler procedere da sola nel suo piano triennale di investimenti sulla banda larga. D’altronde, anche l’azionariato di Telecom sta giocando un ruolo non secondario. Con i francesi di Vivendi che tra pochi mesi saliranno all’8,3% dei diritti di voto, con la possibilità di andare ben oltre grazie all’enorme disponibilità di cassa, chi può garantire che la rete Telecom in futuro continui a parlare italiano? Una preoccupazione legittima visto che il governo sta mettendo a disposizione risorse pubbliche. E allora, dal punto di vista della Cdp, l’operazione migliore è quella di presidiare Metroweb sino alla fine, assicurando che resti italiana al di là di possibili cambiamenti nell’azionariato di Telecom.
Se questo è il quadro le posizioni sembrano ancora molto distanti mentre qualche passo avanti dovrebbe essere fatto con gli altri operatori, Vodafone e Wind, che in questi giorni dovrebbero esplicitare meglio le proprie intenzioni per un eventuale ingresso in Metroweb. E il rischio di procedere con un doppio binario è ogni giorno più consistente.
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