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No di Berlino, salta la fusione Eads-Bae

Tom Enders e Ian King, ceo rispettivamente di Eads e Bae Systems, ci hanno creduto – hanno voluto crederci – fino alla tarda mattinata di ieri. Ma a poche ore dalla scadenza fissata dall’authority di mercato inglese si sono dovuti arrendere e hanno gettato la spugna: il negoziato è finito, la megafusione che avrebbe creato il gigante mondiale dell’aeronautica e della difesa non ci sarà.
«Bae Systems e Eads – si legge sul comunicato diffuso all’ora di pranzo – sono convinti che l’operazione fosse basata su una solida logica industriale e rappresentasse l’opportunità di creare un gruppo più forte della somma delle due società. Ma le discussioni con i Governi non hanno raggiunto il livello necessario a consentire la completa esposizione dei dettagli del merger e dei suoi benefici. Quindi hanno deciso di chiudere la trattativa».
Le indiscrezioni, le “fonti vicine al dossier”, gli “insider” sono tutti d’accordo nel dire che la responsabilità è di Berlino. Che è stata la Germania a dire di no. In serata lo conferma lo stesso Enders in una lettera aperta ai dipendenti: «Non avremmo mai immaginato di dover affrontare una simile opposizione, in particolare da parte di Berlino. Mentre i Governi francese e inglese hanno fatto sforzi importanti per superare gli ostacoli politici». Anche se le reali motivazioni del niet tedesco restano avvolte nel mistero, lasciando campo aperto alle più svariate supposizioni.
Apparentemente, spiegano a Eads, Berlino aveva ottenuto quello che aveva chiesto: una partecipazione identica a quella francese (9%) e la “special share”. La questione della sede, che la Germania aveva posto, sembrava un dettaglio risolvibile. Eppure nella tarda mattinata di ieri il Governo tedesco ha detto a Enders che il matrimonio «non si poteva fare».
La convinzione più diffusa e più accreditata, in attesa che la Germania chiarisca la sua posizione, è che Berlino temesse una progressiva marginalizzazione all’interno del nuovo gruppo. Non c’è infatti alcun dubbio che il ruolo da protagonista sul fronte dell’aviazione civile sia quello della Francia, confermato dalla recente decisione del tedesco Enders di portare a Tolosa (cioè in casa Airbus) la sede di Eads, oggi divisa tra Francia e Germania. Mentre il dominus in campo militare (senza trascurare la forte presenza francese) è la Gran Bretagna. Che prima o poi avrebbe inevitabilmente catalizzato le attività nel settore della difesa (quelle di Eads, con la controllata Cassidian, sono attualmente in Germania, nei pressi di Monaco).
Alcuni ricordano il precedente della fusione nel settore farmaceutico tra la francese Rhone-Poulenc e la tedesca Hoechst, poi diventata Sanofi Aventis. Avrebbe dovuto essere un’unione alla pari, mentre si è trasformata in un’acquisizione da parte del colosso francese.
Se così fosse, la Germania dimostrerebbe ancora una volta di voler sacrificare sull’altare dei propri – pur comprensibili – interessi, probabilmente motivati anche dalle prossime scadenze elettorali, quelli più generali dell’Europa.
Per quanto riguarda le due società, anche se in questa vicenda non ci sono vinti e vincitori, è stato il mercato a designare chi esce meglio dal fallimento dell’operazione. Se infatti a Parigi, con un indice in calo dello 0,5%, il titolo Eads (in flessione del 15% su sei mesi) ha guadagnato il 5,2%, a Londra l’azione Bae ha perso l’1,4 per cento.
Analisti e investitori ritengono che Eads – in presenza di un mercato aeronautico in netta progressione e forte dell’appoggio dei due Governi francese e tedesco, ribadito ancora ieri dal presidente Hollande e dal portavoce Seibert – abbia meno problemi di quelli che rischia di incontrare Bae, alle prese con un settore della difesa condizionato dai crescenti tagli dei budget pubblici. D’altronde persino Enders ha già sottolineato la necessità anche per Eads di «rivedere la propria strategia, in particolare nel comparto della difesa».

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