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No della Bundesbank Ma Weidmann è rimasto isolato

Quando in conferenza stampa un giornalista tedesco lo ha chiamato “Mister Weidmann”, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, non ha potuto trattenere una risata. Mai come ieri le sue differenze con il presidente della Bundesbank sono emerse in modo netto, nella giornata in cui peraltro al banchiere centrale italiano non è mancato, ancora una volta, il sostegno del cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha ripetuto che «la Bce agisce in indipendenza e nell’ambito del suo statuto. È lei responsabile della stabilità, del valore della moneta e prende le decisioni opportune».
«C’è stata una sola voce dissenziente – ha detto Draghi annunciando il piano Omt per l’acquisto di titoli dei Paesi in difficoltà – lascio a voi indovinare quale». Anche per chi è totalmente privo di immaginazione, o di informazioni, ci ha pensato la Banca centrale tedesca a mettere subito in chiaro le cose. Non si erano ancora spente le luci nella sala conferenze dell’Eurotower che dalla Bundesbank è trapelato che avrebbero emesso un comunicato, un gesto totalmente irrituale dopo una deliberazione collegiale in una banca centrale.
Nel giro di poche decine di minuti è uscita una nota in cui si ricordava che Jens Weidmann considera gli acquisti di titoli «finanziamento dei Governi, alla pari con la stampa di moneta» e che «la politica monetaria rischia di essere sottomessa alla politica fiscale».
La nota ribadisce i timori della Bundesbank che gli interventi inducano gli Stati membri dell’Eurozona a rinviare le riforme. È essenziale quindi assicurare credibilità alla condizionalità promessa e determinazione nel cessare gli acquisti se la condizionalità viene violata, due elementi contenuti peraltro anche nell’annuncio di Draghi.
Inoltre la Bundesbank vede il pericolo di una redistribuzione di rischi fra i contribuenti dei diversi Paesi, un’argomentazione molto sentita nell’opinione pubblica tedesca, rischio che può essere autorizzato solo da Parlamenti e Governi democraticamente eletti.
Parole pesanti, anche perché toccano alcuni dei punti sensibili del dibattito in corso in Germania e impegnano il prestigio della Bundesbank contro quello che viene ritenuto il tradimento finale da parte della Bce dell’eredità della Banca centrale tedesca consacrato nello statuto. Non a caso, l’edizione online del giornale “Die Welt” ha commentato così gli eventi di ieri: «I mercati finanziari esultano per la morte della Bundesbank. Per la Germania comincia l’incubo». E fin dalla mattina era cominciata sui media tedeschi una descrizione della trasformazione dell’euro nella lira. «Il piano – ha ribattuto Draghi – è stato votato dal consiglio, tutti meno uno. Non quindi da chi aveva la lira. Respingo la caricatura che si fa, soprattutto in questo Paese, di una Bce dominata da una cabala dei Paesi meridionali». Ma poi non ha voluto criticare direttamente la Bundesbank, dicendosi «fortunato, come presidente, a lavorare con la quasi unanimità. Spero di raggiungerla».
A giudicare dagli avvenimenti di ieri, ma anche dall’inflessibilità dei colleghi tedeschi, sembra improbabile. Non solo Weidmann ha espresso ieri il suo dissenso in consiglio, dopo averlo fatto più volte pubblicamente, ma durante i lavori preparatori dell’ultimo mese, i rappresentanti della Bundesbank nei tre comitati tecnici hanno di fatto rifiutato qualsiasi contributo alla discussione e all’elaborazione dei documenti finali, utilizzando i propri interventi, secondo ordine di scuderia, semplicemente per ribadire l’opposizione al piano.
E al di là dell’approvazione riportata ieri per la sua iniziativa, Draghi è consapevole della difficoltà di portare avanti il proprio compito senza l’appoggio della più importante delle banche centrali dell’Eurozona, né dell’opinione pubblica tedesca. Una sondaggio pubblicato ieri in Germania rivela che la maggioranza degli interpellati non ha fiducia in lui. Draghi ha replicato di contare di riconquistarla, visto che comunque, sotto di lui e per otto anni sotto il suo predecessore, la Bce ha comunque salvaguardato la stabilità dei prezzi, così sacra ai tedeschi.
Intanto, il presidente della Bce ha incassato nuovamente l’appoggio della signora Merkel, la quale da Madrid ha detto anche che «le misure per stabilizzare la moneta non possono sostituirsi all’azione politica», lo stesso concetto su cui, quasi in contemporanea, Draghi insisteva da Francoforte, sollecitando i Governi ad agire, in cambio dell’intervento della Bce.

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