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No del governo a Roma 2020

di Laura Di Pillo

Roma rinuncia al sogno olimpico. «Siamo in mesi in cui é prematuro sganciare la cintura di sicurezza» ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, concludendo ieri la conferenza stampa a Palazzo Chigi con cui il Governo all'unanimità ha detto no al la candidatura della capitale per i Giochi del 2020. Troppe le incognite sui costi, ha vinto il rigore, il timore sulla tenuta dei conti e i rischi che il sogno si trasformasse in un incubo per la finanza pubblica avviata nel difficile percorso del risanamento. Insomma «no a garanzie in bianco su un importo potenzialmente illimitato». Una scelta « sofferta» ha precisato il ministro dello Sport Piero Gnudi «non significa che questo governo non voglia valorizzare lo sport, anzi». Il governo ha detto Monti «ha dovuto chiedere sacrifici molto importanti» agli italiani: «Siamo riusciti a superare forse il passaggio più difficile, ma le turbolenze ancora caratterizzano mercati finanziari e l'Eurozona, non consentono ancora di prescindere da questa difficile situazione finanziaria». Sullo sfondo il fantasma della Grecia, i costi raddoppiati per i Giochi di Londra: «La storia delle Olimpiadi – ha spiegato in serata a Sky Tg24 – dimostra che in molti casi ci sono stati importanti sconfinamenti o spese eccessive. In questo momento in cui l'economia sta riscattandosi e stiamo uscendo dall'emergenza e ci stiamo preparando alla crescita, una garanzia in bianco sarebbe stata poco capita dagli italiani». Monti ha rivolto un elogio «convinto e caloroso» al lavoro del Comitato promotore e al progetto fatto con «assennatezza» ma dire di sì alla candidatura di Roma «è un rischio in questa situazione non accettabile». Una scelta dolorosa che non è un messaggio pessimistico: «Noi pensiamo ai giovani, ben oltre i prossimi mesi, e la traiettoria dell'Italia per numerosi anni a venire può dipendere dal successo o insuccesso della fase di decollo». Sul no del governo hanno pesato due fattori: l'intento di evitare che la «percezione» positiva faticosamente guadagnata presso mercati e istituzioni Ue sia messa in dubbio e il «piano di rientro» molto «esigente» richiesto dall'Europa sul debito pubblico. «Tante volte in passato sono state prese, da governi di ogni segno, decisioni senza avere troppo riguardo per le conseguenze finanziarie». La decisione dunque, ha tenuto a ribadire il presidente del Consiglio, è dipesa unicamente da valutazioni economiche e non da lacune nel progetto o nello studio di compatibilità economica «preparato da un gruppo molto autorevole». Ma restano stime: «In molti casi si è verificato uno scostamento molto rilevante tra preventivi e consuntivi: in altre situazioni forse avremmo ritenuto il rischio accettabile, ma in questa situazione abbiamo considerato il rischio non responsabile». Dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano «massima attenzione per le preoccupazioni e le ragioni» dell'esecutivo. Delusione dal presidente del Coni Gianni Petrucci «per il sogno svanito, avremmo apprezzato più sensibilità per i tempi».
«Rispetto le considerazioni di Monti ma non le condivido» il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno che smentisce le sue dimissioni: «Rinunciare ad una candidatura vincente, significa non scommettere sul futuro dell'Italia». Per il presidente della Fondazione Roma 2020 e di Unindustria Aurelio Regina si è persa una grande occasione: «Assoluto rispetto per la decisione del Governo – ha detto Regina – ma rimane l'amarezza di aver avuto una visione piccola. Le imprese hanno bisogno di guardare al futuro». Secondo Regina, «le Olimpiadi, dove sono state fatte, non hanno creato debito, ma hanno incrementato il Pil in maniera stabile e duratura. Il dossier tecnico era compatibile con i termini di spesa». Divisa la politica: «Capisco i sacrifici in questo momento, ma resta l'amarezza per l'occasione perduta» avrebbe commentato l'ex premier Silvio Berlusconi. Per il capogruppo Pdl alla Camera Cicchitto la scelta di Monti è «un errore, esistevano tutte le condizioni per un rilancio di Roma e dell'Italia». Cauto il segretario del Pd Bersani: «una scelta che merita rispetto, un atto di responsabilità e non di sfiducia ». Decisione «seria e coraggiosa» per il leader dell'Udc Pierferdinando Casini con «motivazioni tutt'altro che peregrine che dimostrano grande serietà». «Ottima scelta, a Roma fanno solo casino» plaude il leader della Lega Umberto Bossi.

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