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No deal «sempre più probabile», così la Ue si prepara a Brexit

Nonostante l’accordo dei Ventisette di rinviare di due settimane l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, l’ipotesi di una hard Brexit, ossia di una uscita disordinata, resta drammaticamente d’attualità. Una funzionaria comunitaria l’ha definita ieri «sempre più probabile». Bruxelles ha quindi voluto fare il punto sullo stato dei preparativi, iniziati fin dal dicembre 2017. Tra i disagi sono da segnalare i potenziali aumenti dei costi di espatrio nella telefonia mobile (roaming).
L’accordo a 27 prevede che nell’ipotesi di un benestare all’intesa di divorzio questa settimana, l’uscita del Regno Unito dall’Unione sia spostata dal 29 marzo al 22 maggio, pur di evitare con la continua presenza britannica nella Ue di compromettere l’organizzazione delle elezioni europee del 23-26 maggio. Altrimenti, Londra ha tempo fino al 12 aprile per decidere se intende organizzare il voto europeo. In caso di decisione negativa però, la Gran Bretagna dovrebbe lasciare l’Unione quello stesso giorno.
Gli oneri di un Paese terzo
Parlando alla stampa a Bruxelles una funzionaria comunitaria ha sottolineato come in quest’ultimo caso, dall’oggi al domani, il Regno Unito diventerebbe per i suoi partner europei un Paese terzo a tutti gli effetti. Non sarebbe più chiamato a rispettare l’acquis communautaire e gli verrebbero imposte dall’Unione europea le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e del diritto internazionale. Verrebbero quindi reintrodotti dazi sulle merci importate da oltre Manica.
Gli effetti per i viaggiatori…
Per quanto riguarda i viaggi da e verso il Regno Unito, i viaggiatori avranno bisogno di un passaporto, non più della semplice carta d’identità. La Commissione ha proposto che i cittadini britannici possano recarsi nell’Unione per un massimo di 90 giorni senza visto, purché vi sia reciprocità da parte di Londra.«Ai cittadini britannici potrà essere chiesto il motivo del loro viaggio e se hanno sufficienti mezzi di sussistenza», ha avvertito ieri la funzionaria comunitaria. Arrivando dal Regno Unito i viaggiatori non potranno portare nell’Unione denaro contante oltre i 10mila euro né alimenti (come il formaggio o la carne) oltre una certa quantità. Merci trasportate nei bagagli beneficeranno di una franchigia.
…e per i consumatori
L’Iva di acquisti effettuati nell’Unione potrà essere rimborsata al momento del ritorno nel Regno Unito. Con una hard Brexit, cittadini europei in Gran Bretagna e cittadini britannici nell’Unione europea non potranno godere della previdenza sanitaria europea.
Quanto alla telefonia mobile, il Regno Unito verrà considerato un Paese terzo, e le società potranno imporre tariffe supplementari. Inoltre, al momento dell’acquisto online di beni provenienti dal Regno Unito, il consumatore europeo dovrà pagare diritti all’importazione e altre tasse indirette.
Studenti e residenti
Un altro settore delicato è quello universitario e studentesco. Il governo britannico ha deciso che consentirà agli studenti europei di rimanere sul proprio territorio per un massimo di tre mesi. Successivamente, sarà necessario chiedere un permesso di soggiorno temporaneo. Parlamento e Consiglio hanno deciso che il programma Erasmus+ continuerà a finanziare programmi già iniziati al momento dell’uscita. Dopo il divorzio, la questione è aperta.
Infine, per quanto riguarda i residenti britannici nell’Unione varranno le singole regole nazionali. Da notare è che questi non potranno votare per le elezioni europee e che la loro partecipazione alle elezioni locali dipenderà dalle scelte nazionali. Dal canto suo, Londra ha spiegato «di voler dare ai cittadini europei (…) residenti in Gran Bretagna l’assicurazione che saranno liberi di restare nel Paese anche in assenza di accordo». Scelte basate sulla reciprocità sono probabili in questo campo.
Per prepararsi a una hard Brexit, Bruxelles ha presentato 19 proposte legislative, di cui 17 già approvate, e ha indirizzato a imprese e cittadini 90 avvisi. Sempre secondo l’esponente comunitaria, i Ventisette si stanno preparando su tre fronti: legislativo, informativo, e logistico, in particolare con il reclutamento di nuovi doganieri (700 in Francia, fino a 400 in Belgio, e 900 in Olanda). Sei Paesi – Francia, Belgio, Danimarca, Olanda, Spagna e Irlanda – stanno aprendo 20 nuovi varchi per consentire i controlli al confine, in particolare fitosanitari. «Nulla sarà facile – ha notato la funzionaria europea – ma hard Brexit sarà pienamente gestibile».

Beda Romano

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