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No da parte di Cassazione e Avvocatura: si allungano tempi già lunghi

Durano in media 1.051 giorni i giudizi davanti alle Corti d’appello. Lo dicono gli ultimi dati disponibili, dal 1° luglio 2011 al 30 giugno 2012, diffusi dal presidente della Corte di cassazione, Ernesto Lupo, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2013. Numeri che evidenziano come, tra tutti gli uffici giudiziari, le corti d’appello siano effettivamente quelli con più evidenti criticità.

Basti pensare che la durata media dei giudizi si è ulteriormente allungata (dell’1,7%) rispetto a quella, già elevatissima, dell’anno precedente (1.033 giorni). Mentre per i giudizi dinanzi al tribunale ordinario e al giudice di pace, la durata si è abbreviata (rispettivamente, nella misura dell’1,6% e dell’1,9%). Nonostante ciò, Cassazione e Avvocatura bocciano in toto l’introduzione del filtro in appello, così come disciplinato dal dl n. 83/2012 e voluto dal ministro della giustizia, Paola Severino, con l’obiettivo di snellire i processi. Vediamo perché.

Cosa dice la Cassazione. Lupo, nella sua relazione, ha sottolineato, riguardo i nuovi art. 348-bis e 348-ter del codice di procedura civile, «la natura enormemente elastica della nuova causa di inammissibilità», e cioè quando l’appello «non ha una ragionevole probabilità di essere accolto». «Essa implica», ha spiegato il presidente della Cassazione, «un esame del contenuto dell’atto di appello e, quindi, rischia di determinare un lavoro aggiuntivo in tutti i casi in cui il giudizio di accertamento della causa di inammissibilità si concluda per l’inesistenza della stessa, e quindi per l’ammissibilità del ricorso, che dovrà allora essere deciso con la sentenza di merito».

Lupo critica poi la conseguenza dell’ordinanza di inammissibilità dell’appello sullo sviluppo del processo. «Essa determina», ha detto, «la ricorribilità per Cassazione della sentenza di primo grado. L’inammissibilità dell’appello legittima, pertanto, il soccombente alla proposizione del ricorso per Cassazione per saltum. E la Corte di legittimità dovrà prendere cognizione della sentenza di primo grado, contrariamente alla regola generale secondo cui il giudizio di Cassazione ha per oggetto la sentenza di appello». «Vengono non solo sconvolte le caratteristiche del giudizio di legittimità», ha continuato, «ma soprattutto si creano i presupposti per un aumento rilevante del numero dei ricorsi per cassazione, aumento che sarà correlato alla percentuale dei casi in cui all’ordinanza di inammissibilità farà seguito la proposizione del ricorso avverso la sentenza di primo grado».

Cosa dice l’Avvocatura. Il filtro in appello è oggetto di una dura battaglia da parte dell’Avvocatura. Al congresso nazionale forense del novembre scorso, infatti, è stata approvata una mozione che ne chiede l’abrogazione in quanto strumento «inopportuno e socialmente iniquo». «Il filtro in appello è un provvedimento dai chiari profili di illegittimità», afferma il presidente dell’Oua, Nicola Marino, «perché non tiene conto della nostra Carta Costituzionale, la quale garantisce a tutti i cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti».

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