Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«No allo scorporo della rete Telecom»

Recchi, dunque, respinge senza riserve l’ipotesi dello spin-off. «Oltretutto – aggiunge – un ipotetico intervento mirato a imporre la separazione societaria della rete di accesso presenterebbe evidenti aspetti di illegittimità, poiché inciderebbe direttamente sul diritto di disporre e godere dei propri beni da parte di un soggetto privato proprietario della rete. Tra l’altro si tratta di un settore altamente regolamentato».
Da Palazzo Chigi non è arrivato alcun commento, ma ambienti governativi citati dall’Ansa riferiscono che il tema dello scorporo della rete è ben lungi dall’essere affrontato. A quanto risulta, da almeno un mese è in circolazione un dossier sulla rete di tlc, curato – si dice – da consulenti governativi, che prende in considerazione tutte le ipotesi, compresa la formula dello scorporo societario, per sveltire l’ammodernamento dell’infrastruttura, reputata strategica per il Paese, nella direzione di una maggior velocità di navigazione. Su questo si è innestato l’interesse di Telecom Italia per la quota del 54% di Metroweb che fa capo al fondo F2i, con il mandato conferito il 26 settembre dal consiglio di amministrazione all’ad Marco Patuano di esplorare la possibilità di un’acquisizione. Cosa che concretamente non ha ancora avuto seguito, dal momento che manca l’interlocutore, poichè Vito Gamberale ha definito le condizioni per la sua uscita da F2i, ma non è stato ancora sostituito. L’ipotesi però è vista come il fumo negli occhi dagli operatori alternativi a Telecom. Fatto sta che ieri si sono levate più voci a livello parlamentare – da parte di esponenti del Pd, Scelta civica e Lega – tutte contrarie a un’acquisizione della maggioranza della rete in fibra ottica meneghina da parte di Telecom, che rilanciano invece lo scorporo come rimedio a tutela della concorrenza, proposta quest’ultima sostenuta anche dal Movimento 5 stelle.
Un’ipotesi, quella della societarizzazione della rete, che Telecom, sotto la gestione di Franco Bernabè, aveva concretamente esplorato su base volontaria, contemplando, come collaterale, l’eventuale ingresso della Cdp, con la quale per un paio d’anni ci sono state discussioni a riguardo, nel capitale di una newco cui conferire la rete d’accesso. Il progetto era stato sottoposto all’attenzione dell’Agcom, dal momento che la decisione aziendale di procedere in tal senso era legata alla possibilità di ottenere in cambio benefici regolamentari. Uscito Bernabè, il piano è stato poi ritirato dalla società nel novembre dello scorso anno, mentre è rimasta formalmente in piedi l’ipotesi di procedere a una separazione funzionale, modello British Telecom, per implementare il principio dell’equality of input (in aggiunta a quello già attuato di equlity of output), a maggior garanzia di pari trattamento di tutti gli operatori. Ma anche questa opzione è finita di fatto sul binario morto dal momento che Telecom non ha più fornito all’Authority ulteriori elementi e, a conti fatti, nemmeno gli operatori alternativi ritenevano l’ipotesi conveniente. Prima ancora c’era stato il cosiddetto “tavolo Romani”, dove si ragionava su un intervento “in condominio” di tutti gli operatori di tlc sulla rete, che non è mai approdato a nulla di concreto.
Telecom ha finito per arretrare in Borsa a 77 centesimi, cedendo il 4%, ben più dell’indice di Piazza Affari che ha chiuso in ribasso dell’1,21%. In una nota del primo pomeriggio la società presieduta da Recchi ha fatto sapere che sta valutando «tutte le iniziative più opportune a propria tutela». Nella nota Telecom ricorda di essere «fortemente impegnata nello sviluppo delle infrastrutture di rete come confermato dal piano di investimenti nel triennio 2014-2016 che ammonta complessivamente a 9 miliardi, di cui 3,4 miliardi dedicati allo sviluppo di reti e servizi innovativi, sia per quanto riguarda la fibra che per il 4G». Come riferito dal sottosegretario con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, in un’intervista a «Il Sole-24Ore» sono stati chiesti a tutti gli operatori i piani di investimento sull’ultrabroadband, ma «praticamente solo Telecom ci ha dato notizia dei suoi piani di investimento: c’è troppa differenza tra gli impegni formali e gli annunci sui giornali».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa