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Il no all’intesa Ue non fa paura, le Borse europee restano in rialzo

All’indomani di una bocciatura umiliante da parte della Camera dei Comuni per Theresa May e nell’imminenza di un altro voto cruciale del Parlamento britannico sulla fiducia nei confronti dello stesso Premier, i mercati finanziari reagiscono con l’equivalente di un’alzata di spalle all’ennesima puntata della «telenovela» Brexit. L’ulteriore ingarbugliarsi della vicenda legata all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea viene infatti accolto con un calo contenuto della Borsa di Londra (-0,5% per il Ftse 100), con una sostanziale tenuta (se non addirittura un marginale avanzamento) della sterlina nei confronti di dollaro ed euro e, allargando lo sguardo, con una giornata all’insegna del rialzo per il resto dei listini globali.
E se per il «resto del Mondo» si può pensare che in fondo il tema Brexit rappresenti una preoccupazione residuale rispetto ad altre vicende che tengono banco in positivo e negativo, per gli asset britannici viene da pensare che il mercato abbia ormai messo in conto gli scenari peggiori, incluso quello di un mancato accordo con Bruxelles. «La maggior parte delle notizie negative – nota infatti Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée – sono scontate nei valori della sterlina, che è scambiata a livelli estremamente bassi in termini di tasso di cambio effettivo ponderato e reale ed è tra le valute del G10 più economiche per quanto riguarda la parità di potere d’acquisto».
Alle origini dei movimenti di ieri ci sono però anche altri motivi, primo fra tutti il fatto che gli investitori ritengano ormai inevitabile uno spostamento in avanti dei termini di applicazione dell’articolo 50 (la clausola di recesso prevista dal Trattato sull’Unione europea), quello che comunemente viene definito il «Piano B». «La stabilità della sterlina e delle azioni britanniche ed Europee nonostante la precaria situazione politica britannica – conferma Aneeka Gupta, Associate Director Research di WisdomTree – è stata garantita dalla possibilità di avere un’estensione dei tempi e di evitare così una situazione accidentale di mancato accordo».
Su quanto a lungo possa durare questa tregua, originata da ciò che gli stessi britannici potrebbero definire «dare un calcio alla lattina per farla rotolare più in basso nella strada», i dubbi sono però altrettanto legittimi. E se Bethany Payne, Global Bonds Portfolio Manager di Janus Henderson Investors, avverte che «mentre gli sviluppi nel breve periodo potrebbero far sembrare che vi sia un maggior sostegno a favore di una “soft Brexit” e indurre a ipotizzare un compromesso nei giorni successivi, è difficile intravedere un percorso non tortuoso verso un accordo finale», Azad Zangana, Senior European Economist & Strategist di Schroders, sottolinea che «le prospettive per le relazioni commerciali con la Ue continuano a non essere chiare e questo non allevierà il premio al rischio intrinseco negli asset del Regno Unito».
Allontanandosi da Londra, vale la pena di ricordare la giornata estremamente favorevole per i nostri BTp all’indomani del successo del collocamento sindacato del titolo a 15 anni. Il rendimento del titolo di Stato decennale è sceso al 2,67% (per uno spread nei confronti del Bund tedesco ridotto a 254 punti base), dando così ulteriore respiro a quelle banche provate nelle giornate precedenti dalle questioni legate alle richieste Bce sulle coperture dei crediti deteriorati e che hanno propiziato il rimbalzo di Piazza Affari (+1,63%). Settore finanziario in gran spolvero anche a New York, grazie ai bilanci trimestrali di Bank of America e Goldman Sachs che spediscono Wall Street ai massimi da un mese: a quella distanza il braccio di ferro fra Ue e Gran Bretagna sembra avere evidentemente ancora più scarso rilievo.

Maximilian Cellino

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