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No all’avvocato-amministratore

di Antonio Ciccia 

L'avvocato non può fare l'amministratore di società, neanche per breve tempo. E non può nemmeno ricoprire la carica se ad essa sono collegati poteri di gestione. Ne risponderà disciplinarmente al consiglio dell'ordine, anche se non ha compiuto nemmeno un atto di amministrazione.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza, sezioni unite n. 4773/2011, che ha applicato l'articolo 3 della legge professionale forense.

In effetti l'articolo 3 citato prevede che l'esercizio delle professioni di avvocato è incompatibile con l'esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui.

Nel caso deciso dalla cassazione il Consiglio dell'ordine degli avvocati ha irrogato a un avvocato la sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio dell'attività professionale per quattro mesi.

L'avvocato è stato, oltre che per altre incolpazioni, è stato ritenuto responsabile di avere assunto la carica di amministratore unico di una società a responsabilità limitata, avendo violato il rdl n. 1578 del 1933, articolo 3, che prevede l'incompatibilità fra la carica di amministratore di una società e l'esercizio della professione forense.

L'avvocato, condannato anche dal Consiglio nazionale forense, ha proposto ricorso per Cassazione.

In particolare l'avvocato ha sostenuto che l'assunzione da parte sua della qualità di amministratore unico della srl non è avvenuta in violazione del divieto sancito dalla legge professionale, poiché la società era formalmente e di fatto inattiva e nessuna attività di gestione era stata posta in essere dall'avvocato .

La Cassazione non è stata di questo parere. L'incompatibilità di cui si tratta è configurabile ogni volta che l'avvocato assume la carica di presidente del consiglio di amministrazione o di amministratore delegato di società commerciale con attribuzione, in forza di norme di legge o di statuto, di concreti ed effettivi poteri di gestione o di rappresentanza, indipendentemente quindi dalla circostanza che la società non svolga attività e che i poteri non vengano di fatto esercitati.

La non operatività, si legge nella sentenza, è «una condizione effimera, priva di stabilità anche perché soggetta a condizioni di mercato, che non priva la società della sua qualità di impresa, né la sottrae agli adempimenti e ai controlli previsti dalla legge, ed è pertanto meramente contingente».

La strada per l'avvocato amministratore di società, dunque, è sbarrata. E sul tema la Cassazione è intervenuta più di una volta.

Con la sentenza 5 gennaio 2007 n. 37 la Cassazione ha affermato che si trova in una situazione di incompatibilità con l'esercizio della professione forense, il legale che ricopra la qualità di amministratore delegato di una Compagnia lavoratori portuali munito dei poteri gestione e di rappresentanza: tali enti non solo sono società commerciali ma hanno lo scopo di prestare servizi.

Inoltre non conta il tempo in cui la carica sia stata ricoperta, in quanto integra la situazione di incompatibilità il fatto dell'avvocato che abbia assunto in una società commerciale, sia pure per un tempo limitato, la carica di amministratore delegato con l'esercizio delle relative funzioni di gestione e di rappresentanza.

Secondo un altra conforme pronuncia viola l'articolo 3 citato il professionista che assume la carica di presidente del consiglio di amministrazione e contestualmente quella di amministratore delegato di srl, e che di fatto compie atti di gestione sia interna sia esterna durante l'intero periodo intercorrente dalla nomina alle dimissioni, indipendentemente dalla circostanza che si tratti di un periodo limitato nel tempo.

Altra sentenza, meno recente, fa un distinguo: il professionista che ricopre la carica di presidente del consiglio di amministrazione, di amministratore unico o di amministratore delegato di una società commerciale si trova in una situazione di incompatibilità; mentre non ricorre un'ipotesi di incompatibilità quando il professionista pur ricoprendo la carica di presidente del consiglio di amministrazione, è stato privato, per statuto sociale o per successiva deliberazione, dei poteri di gestione dell'attività commerciale, attraverso la nomina di un amministratore delegato.

La sola funzione di rappresentanza giudiziale e direzione del consiglio di amministrazione non determina, infatti, secondo questo orientamento un'ipotesi di incompatibilità.

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