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No all’attestazione acritica del piano

L’atteggiamento acritico dell’attestatore rispetto al piano depositato dalla ricorrente “pesa” sulla fattibilità giuridica del concordato. La concessione gratuita del marchio aziendale configura inoltre una forma di ristoro del debito concorsuale e determina una preferenza rispetto ai creditori divenuti tali prima dell’apertura della procedura.
Lo ha ha stabilito il Tribunale di Nocera Inferiore, (presidente Marano, relatore Fucito) con provvedimento del 4 febbraio 2016 con cui ha dichiarato l’inammissibilità di un concordato preventivo.
Il Tribunale campano nel censurare la richiesta di ammissione ha affrontato le criticità del piano concordatario e della annessa proposta sotto il duplice profilo civilistico e penalistico.
Il caso riguardava una società di capitali in fase preconcordataria che aveva sottoscritto un contratto di sfruttamento del proprio marchio a titolo gratuito quale accessorio negoziale a garanzia di un contratto di finanziamento erogato dalla concessionaria del marchio stesso.
Secondo i giudici la gratuità del contratto di sfruttamento del proprio marchio costituisce verosimilmente un pagamento preferenziale in quanto la società concessionaria era inserita anche tra i creditori della ricorrente in forza del finanziamento concesso.
Il contratto di sfruttamento dei segni distintivi dell’azienda concesso a titolo gratuito in ragione dell’esistenza del prestito, oltre a costituire una perdita di attivo patrimoniale della società in concordato, può verosimilmente costituire una forma di ristoro del prestito a favore di uno solo dei creditori.
Il collegio ha quindi ritenuto che il piano concordatario debba di per sé ritenersi inammissibile in quanto violerebbe norme imperative in tema di concordato preventivo rispetto al divieto, salve le eccezioni di legge, di preferire creditori divenuti tali prima dell’apertura della procedura e pertanto la condotta sarebbe riconducibile alle fattispecie delittuose previste dalla legge fallimentare.
La domanda è stata inoltre dichiarata inammissibile per l’assenza di un esaustivo vaglio critico dell’attestatore rispetto all’atto a titolo gratuito contenuto nel piano depositato dai consulenti della società.
Rileva, infatti, il tribunale che la lettura critica del piano da parte dell’attestatore è l’elemento indispensabile per far sì che l’attestazione svolga la propria funzione di assicurare ai creditori una adeguata informativa sulla validità, veridicità e fattibilità del piano e della proposta concordataria.
Ricordando gli insegnamenti della Suprema corte, (Cassazione, sentenza delle sezioni unite 1521/2013), il collegio ha evidenziato che il controllo del giudice sulla fattibilità del concordato è governata dall’unicità del parametro valutativo della proposta concordataria in ogni sua fase.
A tale valutazione non sfugge la verifica della conformità alla legge dell’attestazione come strumento attraverso il quale verificare la fattibilità economica del concordato che, seppure nel merito resta in capo ai creditori, è onere del tribunale verificare se l’elemento essenziale della proposta concordataria sia a norma di legge.
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