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«No alla vendita Mediolanum» Il ricorso contro Bankitalia

Silvio Berlusconi si appella al presidente della Repubblica con un ricorso straordinario contro la Banca d’Italia che il 7 ottobre scorso gli aveva imposto di vendere il 20% di Mediolanum, in seguito alla perdita dei requisiti di onorabilità dopo la condanna definitiva per frode fiscale nella vicenda dei diritti Mediaset. 
La mossa dell’ex Cavaliere — azionista di controllo di Fininvest attraverso le varie Holding che fanno capo a lui e ai figli Marina, Piersilvio, Barbara, Eleonora, Luigi — è stata decisa ieri perché domani scadranno i tre mesi che la Vigilanza gli ha concesso per cedere a un trust le azioni Mediolanum eccedenti il 9,9%, soglia oltre la quale serve l’ok dell’authority e la verifica sui requisiti di onorabilità, in vista di una loro ordinata vendita sul mercato entro trenta mesi. Nel provvedimento la Banca d’Italia aveva applicato le norme sui conglomerati finanziari entrate in vigore ad aprile, che considerano Mediolanum come gruppo bancario. In conseguenza di ciò, la perdita dell’onorabilità era un atto dovuto, e come tale a ottobre era attesa in Fininvest la decisione di Bankitalia. Ora invece, la via giurisdizionale, che quantomeno potrebbe far guadagnare del tempo.
La strada del ricorso straordinario al Capo dello Stato è stata scelta dai legali di Berlusconi, gli avvocati Andrea Di Porto, Luigi Medugno e Andrea Saccucci, per gli ampi termini concessi, 120 giorni, rispetto ai 60 del ricorso al Tar, ampiamente scaduti. I motivi del ricorso tuttavia non sono stati resi noti. Secondo fonti della Banca d’Italia, il ricorso è stato notificato già ieri a Via Nazionale, che può chiedere che l’atto venga ricondotto davanti al Tar. In ogni caso l’impugnazione — con cui si chiede la sospensione dell’efficacia del provvedimento — non influenza i termini fissati: dunque Fininvest, e in via indiretta Berlusconi, devono mettersi in regola entro domani. L’alternativa potrebbe essere la sospensione dei diritti di voto su Mediolanum per la quota oltre il 9,9%.
La famiglia Berlusconi possiede il 30,15% di Mediolanum: fino a ottobre era in gran parte vincolato in un patto di sindacato con il fondatore Ennio Doris, titolare del 20,73%, e con la moglie di Doris, Lina Tombolato, azionista al 6,75%. Le cifre sono rilevanti: il 20% di Mediolanum vale circa 770 milioni e pesa per circa un quinto nel patrimonio di Fininvest.
L’ex premier aveva pensato di cedere le quote ai figli ma avrebbe incontrato il «no» di Bankitalia, mentre circa il 5-6% potrebbe essere acquistato dallo stesso Doris. Oggi si tiene un consiglio di Fininvest per decidere se andare avanti sul trust, secondo il mandato che il ceo Pasquale Cannatelli ha ricevuto a fine ottobre. Ma anche per il trust i paletti fissati sono stretti: indipendenza da Fininvest e dalla famiglia Berlusconi.

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