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«No alla svendita degli asset Milano»

I conti, chiusi con un utile di 363 milioni, ma anche il nodo Unipol Banca e l’impegno con gli azionisti «a remunerare adeguatamente il capitale». Oltre all’intenzione di «non svendere gli asset di Milano Assicurazioni». L’approvazione dei risultati dei nove mesi di Unipol diventa l’occasione per fare il punto anche su alcuni passaggi chiave della storia recente e del futuro prossimo del gruppo.
Il primo tema, evidentemente, sono i numeri. La società di Bologna ha archiviato i nove mesi con un profitto di 363 milioni, frutto dei 215 milioni di utile di Unipol Assicurazioni, dei 92 milioni di FonSai, dei 168 milioni di Milano Assicurazioni e della perdita di 9 milioni di Premafin. Quanto alla raccolta, nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile (+0,2%) a 12,19 miliardi di euro, complice il calo della raccolta dell’8,4% a 7.057 milioni nel ramo danni e il balzo del 15% a 5.135 milioni del vita. Il combined ratio (indice della redditività tecnica del ramo danni) è sceso al 92,1%, in forte miglioramento rispetto al 99,3% di un anno fa. Mentre il margine di solvibilità (calcolato sulla base di Solvency I) è pari a 1,7 volte i requisiti regolamentari, con un capitale in eccesso di circa 3,1 miliardi.
Nel bilancio di Ugf persiste però il neo Unipol Banca. L’istituto ha chiuso i nove mesi con una perdita netta di 149 milioni e un core tier 1 sceso al 7,3%, rispetto all’8,4% di dicembre 2012. I crediti deteriorati netti ammontavano a fine settembre a 2,14 miliardi, contro gli 1,93 miliardi dell’intero 2012. Rispetto a ciò, Ugf ha adottato una «robusta politica di accantonamenti», pari a 245 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno, cui si aggiungono i 100 milioni appostati dalla capogruppo Ugf nel primo semestre. La situazione generale impone in ogni caso a Unipol Banca di presentare un nuovo piano industriale, che tenga tra l’altro conto di Banca Sai. «In quella sede – ha spiegato l’amministratore delegato di Ugf, Carlo Cimbri, nel corso della conference call di presentazione dei risultati alla comunità finanziaria – valuteremo quanto integrare patrimonialmente. Siamo pronti a fare la nostra parte in questa operazione incisiva di rinnovamento». Dunque, si prospetta un aumento di capitale per Unipol Banca ma sull’entità dell’iniezione per ora non c’è visibilità: «L’analisi sulla banca è ancora in corso. In ogni caso – ha aggiunto Cimbri – il gruppo può assorbire un cifra ancora maggiore di quella evidenziata oggi a carico di Unipol Banca».
Da segnalare, inoltre, che Unipol ha ridotto di 1 miliardo l’esposizione a titoli strutturati da inizio anno, 6,63 miliardi a valor di carico, e che ciò ha permesso una plusvalenza di 40 milioni. «Per 500 milioni – ha spiegato Cimbri – le cessioni sono avvenute negli ultimi 2 mesi».
Sul fronte dei dossier caldi, Cimbri ha poi parlato della cessione del portafoglio premi imposta dall’Antitrust: «È in corso un processo di due diligence particolarmente serio da parte di un soggetto (Ageas, ndr). Ci sono altri soggetti che hanno manifestato interesse per parti di asset del perimetro da cedere. Se anche cedessimo domani i rami non uscirebbero dalla società prima della metà del 2014». E quando avverrà, sarà solo a fronte di offerte «congrue», non c’è alcuna intenzione di «regalare l’asset». Al momento non è ancora giunta alcuna proposta vincolante e il termine ultimo per chiedere all’Antitrust un’eventuale proroga scade a dicembre.
Nel mentre già si ragiona sui dividendi futuri: «Riteniamo che un’adeguata remunerazione del capitale non sia un’attività accessoria ma un’attività primaria». Di ciò, però, se ne riparlerà nel 2014 a fusione completata.

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