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No al trading con chi non ne sa

Slow trading di prodotti finanziari. Stop alla rincorsa a piazzare titoli più o meno redditizi, più o meno sicuri, più o meno adeguati a una clientela, molto spesso priva dei mezzi per capire l’ingegneria dei prodotti di investimento. E bancari aiutati nel pagare le spese legali se incappano in una causa e premiati non solo sul numero dei pezzi venduti nel breve periodo. È l’effetto del primo protocollo per la vendita responsabile dei prodotti finanziari a tutela di lavoratori e clientela, firmato l’8 febbraio 2017 da Abi e sindacati di settore.

I contenuti dell’accordo sono prettamente di natura sindacale e riguardano il rapporto di lavoro, con riferimento alla tutela del lavoratore e al sistema premiante. Peraltro un rasserenamento delle relazioni di lavoro consente di evitare esasperazioni sulla pelle della clientela. L’obiettivo dichiarato dell’accordo è, infatti, scongiurare il ripetersi dei recenti scandali di risparmio tradito e di porre le condizioni per eliminare le pressioni commerciali a danno dei dipendenti. Vediamo alcuni dei punti significativo del protocollo.

Il protocollo prevede regole per una comunicazione più trasparente alla clientela sui prodotti finanziari e per una comunicazione aziendale che eviti messaggi vessatori e fuorvianti nei confronti dei lavoratori. Si mette la parola fine a messaggi equivoci nei confronti dei lavoratori, chiamati a sviluppare la vendita dei prodotti e servizi finanziari.

Le banche devono monitorare se si verificano indebite pressioni sui lavoratori e senza un’asfissiante raccolta dati su quanto si è venduto. Peraltro nei rapporti con la clientela può sempre verificarsi che ci sia un contenzioso. Un modo per dare più serenità ai dipendenti è l’invito alle banche ad anticipare le spese legali ai lavoratori chiamati in causa. Altro spetto rilevante riguarda il sistema premiante: il mancato raggiungimento degli obiettivi dei quantitativi commerciali non deve determinare una valutazione negativa e non costituisce inadempimento del dovere di collaborazione attiva previsto dai contratti di lavoro. Tra l’altro il sistema incentivante deve essere costruito su basi realistiche e non su obiettivi impossibili e soprattutto deve considerare i risultati a medio lungo termine, sulla qualità del servizio reso e non solo sul numero di prodotti venduti.

L’accordo prevede l’istituzione di commissioni nazionali e aziendali composte da banche e sindacati, con il compito di raccogliere le segnalazioni e intervenire in caso di comportamenti non corretti da parte delle aziende e di pressioni indebite sui lavoratori per la vendita dei prodotti. La commissione avrà anche voce in capitolo sulla realizzazione, in maniera congiunta, di iniziative sulle politiche commerciali, su formazione e comunicazione e sui sistemi incentivanti. Commentando l’accordo Lando Maria Sileoni, Segretario generale Fabi, il sindacato di maggioranza dei bancari, ha dichiarato «Abbiamo rafforzato i meccanismi aziendali di controllo sulla vendita dei prodotti finanziari, in un clima difficilissimo per il settore, offrendo un quadro di garanzie esigibili a beneficio di lavoratori e clientela. Questo accordo rappresenta un passo avanti per restituire fiducia e credibilità al settore, coniugando tutela dei dipendenti dei clienti e obiettivi di crescita economica delle aziende».

Antonio Ciccia Messina

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