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No al sequestro del sito che evoca un marchio noto

di Giovanni Negri

Non basta la semplice attivazione di un sito con nome a dominio che richiama un noto marchio per rendere sostenibile l'accusa di messa in vendita di prodotti contraffatti. In questo senso anche il provvedimento di sequestro deve essere considerato inadeguato per eccesso. A stabilirlo è il tribunale di Padova con un'ordinanza del 4 novembre scorso con la quale è stato annullato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip nei confronti di 493 siti internet che richiamano in qualche modo il marchio moncler (come per esempio, monclerfans.com, moncler-cheap-jacket.com, moncleroutlet.uk.com, monclerprezzi.com, moncler-discount.com). Il Gip, accogliendo le tesi dell'accusa, aveva ordinato la misura cautelare imponendo a 27 società di provider di procedere all'oscuramento dei siti "incriminati".
Nel merito, la conclusione del tribunale di Padova è che elementi portati dall'accusa se possono anche essere considerati idonei alla prosecuzione delle indagini, tuttavia non possono certo fondare l'applicazione del sequestro. Dalla documentazione prodotta emerge certo una situazione di forte difficoltà da parte della società Moncler che, titolare di 10 nomi a dominio corrispondenti ad altrettanti siti internet sui quali è possibile prendere visione delle nuove collezioni, si trova a dovere fronteggiare episodi sempre più frequenti di contraffazione dei marchi registrati e di utilizzo di nomi a dominio che che commercializzano prodotti contraffatti moncler.
Per quanto riguarda però la configurabilità del reato «a coloro che utilizzano i n. 493 siti con il nome a dominio richiamante il nome moncler, non constando che la creazione dei nomi a dominio già attribuiti costituisca oggetto della tutela dei segni distintivi, né potendo arguirsi, dai meri contenuti dei nomi dei siti indicati nell'elenco allegato, sia pur concettualmente evocanti vendite di prodotti moncler a prezzi vantaggiosi (ad esempio moncleroutlet.uk.com , monclerprezzi.com, moncler-discount.com) il concreto svolgimento dei delitti per cui si procede».
Tutto da provare è poi il fatto che lo sconto applicato sui capi, in alcuni casi assai ridotto (il 5%), in assenza di una documentazione specifica sui prezzi imposti dalla società, possa legittimare l'oscuramento imposto ai provider di un numero così ingente di siti.
Gli investigatori, sottolinea l'ordinanza, hanno raccolto elementi interessanti, individuando qualche sito riconducibile al domicilio www.moncler.com, che mette in vendita giacche e calzature in cui ci sono "errori di ortografia" e anche un sito riconducibile a un soggetto italiano che ha registrato il sito www.moncler-cheap-jacket.com che sembra vendere capi di abbigliamento pagabili con carte di credito offerti dal portale Paypal; inoltre la maggior parte dei siti web sono stati registrati da soggetti residenti in Cina (300) e in Usa(86) e più domini sono stati registrati sempre dagli stessi soggetti (senza però indicare chi siano e quali siano tali domini) e alcuni sono stati dismessi. Non esiste però una prova ragionevolmente affidabile che i 493 siti commercializzino prodotti moncler contraffatti.

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