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No al sequestro in blocco della contabilità aziendale

Basta sequestri alla cieca. Il pm che indaga sugli imprenditori per appalti truccati non può far portare via dalla Finanza tutta la contabilità aziendale o comunque «una massa indiscriminata di documenti» sull’attività dell’impresa. Il provvedimento adottato per esigenze probatorie, infatti, viola il principio di proporzionalità che deve ispirare l’azione degli inquirenti anche quando la misura colpisce un sistema informatico, laddove ogni computer può essere equiparato a un deposito di informazioni. E non conta che il sequestro in blocco serve a evitare che la polizia tributaria resti per giorni nella sede della società con un evidente danno all’immagine. È quanto emerge dalla sentenza 43556/19, pubblicata il 24/10/2019 dalla sesta sezione penale della Cassazione. Il ricorso degli indiziati è accolto contro le conclusioni del sostituto procuratore generale, che si pronunciava addirittura per l’inammissibilità. Trova ingresso la censura della difesa secondo cui manca un vero rapporto di strumentalità: agli imprenditori si contesta un unico episodio di turbativa d’asta che si riferisce a una precisa gara d’appalto, mentre i finanzieri portano via l’intera documentazione sui lavori eseguiti negli ultimi anni dall’impresa di movimento terra nel Nordest. La regola di diritto violata è frutto di un’interpretazione estensiva del principio fissato dall’articolo 275 c.p.p. per le misure cautelari personali: la libertà dell’individuo va limitata il meno possibile. E dunque anche il sequestro probatorio è illegittimo se l’adeguatezza del provvedimento non risulta motivata da specifiche ragioni. Ogni pc aziendale equivale a un vero giacimento di dati grazie alle enormi potenzialità di memoria. E la regola vale a maggior ragione quando la misura colpisce un intero archivio di carte quando non si spiega la ragione investigativa che legittima un vincolo indiscriminato. Nella specie la Finanza sequestra dati strettamente contabili e inerenti ai rapporti col personale mentre le cartelle sugli appalti sono catalogate per gara e per anno. È irrilevante che per essere più selettivi i militari sarebbero dovuti rimanere più tempo negli uffici.

Dario Ferrara

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