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«No al rinvio Mps, rischio sopravvivenza»

Spostare anche solo di 20 giorni, da fine anno al 20 gennaio l’aumento da 5 miliardi di Mps potrebbe avere effetti drammatici: il ritardo «potrebbe comportare un ulteriore deterioramento della posizione di liquidità e un peggioramento dei coefficienti patrimoniali, ponendo a rischio la sopravvivenza della banca». A comunicare le motivazioni della Bce è stato lo stesso istituto guidato da Marco Morelli, in una nota diffusa ieri in tarda serata, alla vigilia del board convocato per oggi per un aggiornamento sui tempi e i modi del piano-bis sull’aumento, basato prevalentemente sulla conversione volontaria dei bond in azioni.

La Bce inoltre ritiene «che lo slittamento dell’operazione al mese di gennaio 2017 non garantirebbe un contesto di mercato più favorevole che consenta la stipula di un accordo di garanzia con le banche del consorzio». Insomma non avrebbe risolto nulla anzi avrebbe potuto solo peggiorare le cose.

Quella arrivata a Siena è una «bozza di decisione» ( draft decision ), emessa dopo che venerdì erano circolate indiscrezioni sul «no» della Vigilanza Unica guidata da Danièle Nouy, che hanno provocato grandi movimenti al ribasso, tanto da spingere lunedì la Bce ad aprire un’inchiesta sulla fuga di notizie.

La comunicazione — che deve passare dal consiglio dei governatori della Bce — arriva mentre Mps continua sulla strada del piano-bis sul mercato. Ieri mattina in Consob sono arrivati i documenti del supplemento d’offerta per riaprire i termini della conversione dei bond anche ai risparmiatori, eliminando la clausola della «inadeguatezza bloccante» che due settimane fa impedì a gran parte dei 40 mila clienti di Mps di aderire all’offerta. Adesso, di fronte alla prospettiva molto concreta di un salvataggio di Stato che prevede comunque la conversione in azioni ma in perdita è possibile che uno scambio «alla pari» venga accolto nell’ottica del contenimento del danno. Consob potrebbe approvare la nuova proposta di Mps in tempi brevissimi. Dallo scambio Mps si attende 1-1,5 miliardi da aggiungere al miliardo già apportato.

Segnali positivi ci sarebbero anche sul fronte del Qatar: il fondo sovrano Qia avrebbe ripreso i contatti con il Tesoro e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sarebbe sceso in campo con gli arabi, che dovrebbero investire 1 miliardo. In questo scenario molto fluido le banche del consorzio guidato da JPMorgan e Mediobanca sembrano più possibiliste circa il collocamento di 1,5 miliardi di azioni, magari già entro Natale.

Fabrizio Massaro

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