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No al rimborso Irap per il professionista

Niente rimborso Irap al professionista organizzato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con ordinanza 3 aprile 2012, n. 5320.

La questione processuale. L’affermazione resa dalla Corte di cassazione è senza dubbio in linea con l’orientamento consolidato. Occorre però stabilire sul piano concreto in cosa consti l’organizzazione. Nel caso oggetto di esame da parte della Corte i giudici hanno giudicato legittimo il diniego all’istanza di rimborso Irap presentata da un professionista dotato di beni strumentali sofisticati e tecnologicamente avanzati e in presenza di rilevanti compensi per servizi esternalizzati. Ma in pratica le situazioni sono molto più incerte, e di qui incerta è anche la spettanza dell’esclusione.

I parametri. I due parametri per l’esclusione sono noti: dipendenti e beni strumentali. Sono due parametri alternativi, nel senso che è sufficiente anche la ricorrenza di uno solo di questi affinché possa ritenersi sussistente l’organizzazione, e per conseguenza dovuta l’Irap. Per quanto riguarda i beni strumentali la Corte ritiene che se il professionista ne utilizzi in eccedenza, per quantità o valore, rispetto alle necessità minime per lo svolgimento della propria attività, l’esclusione non compete. In merito ai dipendenti, la Corte ha ritenuto che la presenza degli stessi denoti parimenti la sussistenza del fattore organizzazione,

Beni strumentali. Non sempre beni strumentali superiori a quelli «minimali» sono indice di organizzazione. Occorre infatti anche tenere conto della particolare attività esercitata, come ad esempio è il caso dei medici convenzionati che, in virtù dell’accordo collettivo nazionale, devono disporre necessariamente di attrezzature minime, dove però il concetto di minimo non è quello di indispensabili, richiesto ordinariamente dalla giurisprudenza. La questione, oggetto anche della circolare n. 28/E del 2010 è stata piu volte trattata dalla stessa Cassazione, che ha espresso analogo principio. Più precisamente la Corte ha precisato che la disponibilità di un proprio studio preso in locazione nel caso specifico non è rilevante, in quanto trattasi di elemento indispensabile ai fini della instaurazione e del mantenimento del rapporto in convenzione (Cass. 10 maggio 2011 n. 10295) con l’Autorità Sanitaria.

Sempre riguardo al tema, occorre valutare quale effetto produca l’inserimento del professionista-imprenditore nella struttura di altri. Al riguardo la Corte ritiene che tale circostanza non comporti l’esistenza di una autonoma organizzazione, con conseguente spettanza dell’esclusione da Irap (Cass. 4 aprile 2012 n. 5396). Dunque, l’inserimento in una altrui organizzazione non è rilevante. Sul piano generale vale però il principio di cui sopra, e dunque solo la presenza di beni strumentali limitati comporta l’esclusione del tributo.

Dipendenti e collaboratori. I compensi a terzi, quale che sia la tipologia del rapporto, non sempre denotano la sussistenza di una organizzazione. In linea di massima, il criterio guida è costituito dalla stabilita del rapporto. Se si ha a che fare con un dipendente o una collaborazione non saltuaria l’esclusione non compete.

La Cassazione ha però precisato da un lato che:

– erra la Ctr se dispone l’esclusione da Irap se la relativa sentenza non ha tenuto conto, come richiesto dall’Agenzia, dell’entità dei compensi corrisposti a terzi per prestazioni professionali.

Dall’altro, che

– non erra la Ctr quando afferma che non rileva la presenza di un dipendente con meri compiti esecutivi: accogliere i clienti e fissare appuntamenti infatti costituirebbe – come in effetti costituisce – un mero ausilio all’attività professionale, al pari dei beni strumentali, se di modesto ammontare (Cass. n. 15803/2011);

– è comunque necessario valutare le effettive modalità di impiego del collaboratore non occasionale (Cass. n. 1868/2008).

Rettificabilità della dichiarazione. Con Sentenza 12 dicembre 2011, n. 26512, la Corte di Cassazione ha chiarito che è emendabile, anche in sede di impugnazione di una cartella di pagamento, l’errore, di fatto o di diritto, commesso dal contribuente nella dichiarazione Irap, se egli ritiene di non essere tenuto al pagamento di tale imposta.

L’imprenditore. I criteri adottati dalla Cassazione per i liberi professionisti riguardano anche gli imprenditori. La Corte di cassazione, con ordinanza n. 16340, depositata il 27 luglio 2011, ha infatti sostenuto che il requisito dell’autonoma organizzazione deve sussistere anche in capo all’imprenditore e non solo al libero professionista: in mancanza, anche nei suoi confronti compete l’esclusione da Irap. La Corte precisa che un’attività può dirsi autonomamente organizzata quando: il contribuente è l’unico responsabile dell’organizzazione e non è inserito in strutture organizzate da altri; il contribuente utilizza beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per lo svolgimento dell’attività.

Sulla scorta di tali argomentazioni, ad esempio, ben può essere escluso da Irap l’agente di commercio, che produce reddito di impresa e non di lavoro autonomo (Cass. 12 gennaio 2012 n. 251).

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