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No al raddoppio senza denuncia tempestiva

Se la denuncia penale, per un ipotizzato reato tributario, non viene trasmessa tempestivamente all’autorità competente, il raddoppio dei termini d’accertamento non può aver luogo. Il mancato inoltro della denuncia penale all’autorità giudiziaria, infatti, può essere letto come sintomo del fatto che l’ufficiale preposto non abbia ritenuto che la violazione riscontrata denotasse un «obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74». Sono queste le argomentazioni utilizzate dalla Ctp di Lecco con la sentenza n. 397/2/15 per bocciare un avviso di accertamento emesso extra time dall’Agenzia delle entrate (atto notificato nel 2014, in riferimento all’anno d’imposta 2005). Da precisare che l’avviso di accertamento traeva origine da un precedente processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza nell’anno 2010. A distanza di 4 anni dalla chiusura del verbale, e al di là degli ordinari termini d’accertamento, le Entrate di Lecco recapitavano al contribuente l’atto impositivo, sostenendo che lo stesso poteva beneficiare del termine raddoppiato, trattandosi di violazione rilevante ai fini penali, nell’ambito di reati tributari. La denuncia, tuttavia, non veniva mai prodotta in giudizio, nonostante l’eccezione mossa dal ricorrente. La Ctp di Lecco ha ritenuto dirimente il mancato inoltro della denuncia, per riscontrare una violazione della normativa sul raddoppio dei termini. Se, infatti, nell’anno 2010, dopo l’emissione del Pvc, i militari della Gdf avessero riscontrato il succitato «obbligo di denuncia», presupposto necessario a far scattare il raddoppio termini, avrebbero certamente trasmesso la notizia di reato all’autorità competente. La mancata denuncia, invece, «fa fondatamente ipotizzare il non obbligo della stessa» valutato dai verificatori. Tale circostanza, unitamente a un’autonoma valutazione dei fatti operata dalla Ctp, ha condotto il giudice lecchese a ritenere illegittimo l’accertamento, poiché emesso fuori tempo massimo. A partire dal 1° gennaio 2016, la disciplina del raddoppio termini, su cui si è tanto discusso sin dalla sua introduzione nell’ordinamento, è stata eliminata dal legislatore attraverso la modifica apportata all’articolo 43 del dpr 600/73; nell’attuale formulazione, l’Agenzia delle entrate ha a disposizione fino al «31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione», per emettere i propri atti impositivi (settimo anno in caso di dichiarazione omessa).

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