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No ai ricorsi anti-avviso

Inammissibile il ricorso contro l’avviso di pagamento del contributo unificato. Lo afferma la sentenza 225/06/13 della sesta sezione della Commissione tributaria provinciale di Pisa, poiché l’avviso non è assimilabile a un atto impositivo.

Fatto. La segreteria della Commissione tributaria considerato che un contribuente aveva proposto ricorso contro più atti corrispondendo il contributo unificato determinato sul valore complessivo della controversia e non sul valore di ogni atto impugnato inviava, a mezzo plico raccomandato al domicilio eletto presso il difensore, l’avviso di pagamento. Con tale comunicazione la segreteria chiedeva il pagamento (integrazione) della differenza tra quanto pagato e quanto ritenuto dovuto (determinato in relazione ad ogni atto). Il contribuente impugnava l’avviso di pagamento chiedendone, con ampie motivazioni, l’annullamento non essendo stato notificato a mente dell’articolo 137 cpc, per difetto di motivazione, ribadendo la corretta modalità di determinazione del contributo. Il Mineconomia si costituiva in giudizio eccependo, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso in quanto l’invito di pagamento di cui al Tusg non è un atto impugnabile ex articolo 19 del dlgs 546/1992 bensì un mero invito onde consentire al contribuente di adeguarsi senza conseguenze in termini di interessi e sanzioni e, nel merito, ribadiva la correttezza della notifica avvenuta ai sensi dell’articolo 12 della legge 890/1982 precisando che dall’invito si comprendeva chiaramente la ragione della richiesta tant’è che il contribuente si è adeguatamente difeso.

Deciso. La Ctp ha proceduto a un esame approfondito dell’invito al pagamento ex art. 248 Tusg (T.u. 115/2002). Secondo tale norma nel caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato l’ufficio notifica ex art. 137 cpc alla parte nel domicilio eletto e in caso di mancata elezione con deposito presso l’ufficio, l’invito al pagamento. L’invito, oltre all’importo da pagare, deve contenere l’espressa avvertenza che in caso di mancato pagamento entro un mese si procederà all’iscrizione a ruolo, con l’addebito degli interessi e la richiesta di depositare la ricevuta di pagamento nei dieci giorni successivi. Nonostante il contenuto dell’avviso di pagamento contenga tutti gli elementi caratterizzanti gli atti impositivi la specificazione che la pretesa sarà azionata mediante il meccanismo dell’iscrizione a ruolo e notifica della cartella dopo che è decorso il termine per il pagamento di quanto indicato nell’invito sta a significare che sono già previsti nel procedimento atti autonomamente impugnabili ricompresi nell’elencazione dell’articolo 19 del dlgs 546/1992. Questo, da una parte, vale a escludere che, per la medesima pretesa, si possano configurare altri atti autonomamente impugnabili e, dall’altra, vale a garantire, tramite gli atti già previsti l’accesso del contribuente alla tutela giurisdizionale. Inoltre, per i giudici pisani, la previsione normativa che prevede la notifica dell’invito al domicilio eletto e, in mancanza il deposito presso la cancelleria della stessa segreteria urta con l’attribuire a detto atto la configurazione di atto impositivo vero e proprio.

Conclusioni. In sostanza per la Ctp Pisa l’avviso al pagamento del contributo unificato non è assimilabile ad un atto impositivo ma uno strumento per consentire al contribuente, tramite il supporto dei difensori che gestiscono le incombenze, di ovviare ad eventuali errori senza oneri accessori prima che l’amministrazione finanziaria proceda all’attività impositiva vera e propria (iscrizione a ruolo, irrogazione di sanzioni) e, quindi il ricorso avverso il medesimo deve essere dichiarato inammissibile.

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