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Niente voluntary per i manager di Spa e Srl

A poco più di due mesi dalla chiusura della finestra per la voluntary disclosure – e con un dibattito sottotraccia molto acceso per la sempre più verosimile proroga dei termini – l’agenzia delle Entrate prova a sbloccare la partita del rientro, finora un po’ fiacca, con l’atteso provvedimento “bis” (circolare 27/E) pubblicato ieri in tarda serata.
Come annunciato già dall’inizio dell’operazione-rimpatrio, la nuova circolare (50 pagine) è nella forma delle Faq, in sostanza si tratta di risposte dirette e articolate alle decine di domande sollevate dai professionisti e dagli intermediari nei primi sette mesi di esistenza della legge 186/14. Temi molto delicati, questi, che insieme alla perdurante incertezza sul raddoppio dei termini da denuncia penale (si veda in proposito l’articolo a fondo pagina) hanno rallentato la presentazione delle istanze di riemersione. A fronte di sole 2mila domande arrivate all’Agenzia, altre (decine di) migliaia sono “parcheggiate” in attesa di sciogliere dubbi solo all’apparenza circostanziali, quesiti a cui ora le Entrate danno una guida autorevole.
La partita dell’emersione internazionale (e nazionale) resta comunque ancora aperta su vari fronti, considerato che l’assetto normativo/regolamentare arriva ormai molto vicino alla chiusura dei termini (30 settembre, ma con il pieno periodo feriale nel mezzo). Per questo già da settimane si sta pensando a come veicolare la riapertura della finestra, che comporterebbe un intervento legislativo proprio sulla legge 186 del dicembre scorso.
La circolare 27/E parte dai casi più frequenti dei procuratori “passivi” (figli, coniugi, soggetti di fiducia: tenuti o meno alla disclosure?) passando poi alle organizzazioni societarie (il manager di spa non deve fare vd), ai contribuenti trasferitisi all’estero “strumentalmente”, affronta poi le triangolazioni tra paesi black list/ex black list/white list, torna sulle cassette di sicurezza (tema caldissimo per l’emersione “domestica”) e sui prelievi di contante, da giustificare in contradditorio per sottrarli alla presunzione di reddito occulto.
Ma nelle pieghe del lunghissimo provvedimento ci sono anche i casi, frequenti, riguardanti strutture di segregazione patrimoniale all’estero. Come la fondazione di famiglia in Liechtenstein, per la quale occorre valutare,se si tratta di un veicolo fittiziamente interposto o se di fatto si configuri un diverso soggetto (paragonabile ad esempio ad una società semplice tra i beneficiari della fondazione).Nel caso di interposizione fittizia, il beneficiario economico dovrà dichiarare il valore del patrimonio esistente al termine di ogni anno interessato basandosi sul rendiconto del consiglio di amministrazione della fondazione, ove esistente, e dovrà produrre la documentazione rilasciata dalla banca che, per conto della fondazione, ne gestiva il patrimonio. Nel caso non sia interposizione fittizia, sarà necessario stabilire il luogo di sede effettiva, come dai precedenti relativi ai Trust (presunzione di residenza) .
Nel caso di società estero-vestita a Monaco, sarà la stessa a potersi avvalere della procedura di collaborazione richiedendo un codice fiscale italiano secondo le modalità ordinarie ed indicando quale natura giuridica quella delle società semplici.
Quanto a Singapore l’Agenzia ribadisce che la disciplina di favore riservata ai paesi collaborativi può trovare applicazione sia con riguardo all’ambito temporale che ai profili sanzionatori, anche nel caso di detenzione di investimenti e attività finanziarie nel Paese con il quale, il 19 ottobre 2012, è entrato in vigore un accordo “Ocse”.

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