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Niente tasse in capo ai soci

Per i soci di società di persone l’assegnazione agevolata dei beni non comporta alcuna tassazione in capo agli stessi. È quanto dovrebbe concludersi applicando le regole sulla trasparenza fiscale e quelle sulla determinazione del costo fiscale della partecipazione dei soci. Ma andiamo con ordine, poiché i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate con la circ. n. 26/E del 1° giugno scorso pongono alcuni dubbi e perplessità in merito alla possibilità che anche in capo ai soci di società di persone assegnatari dei beni immobili della società si possa determinare il cosiddetto «sottozero» tassabile quale reddito di partecipazione in capo agli stessi. Il documento di prassi conferma innanzitutto che l’applicazione delle ordinarie regole sulla trasparenza fiscale determina che fino a concorrenza dell’importo su cui la società ha pagato l’imposta sostitutiva sull’assegnazione non si realizza alcuna tassazione in capo ai soci poiché l’imposta assolta dalla società rende definitiva e liberatoria anche la tassazione in capo ai soci assegnatari. Si ricorda che la società, ai sensi del c. 116 della legge n. 208/2015, assolve l’imposta sostitutiva dell’8% (o del 10,5% se di «comodo») sulla differenza tra valore normale del bene (che può coincidere con il valore catastale) e costo fiscale dello stesso, e tale differenza incrementa il costo fiscale della partecipazione dei soci. Tale costo fiscale è successivamente ridotto in capo al socio assegnatario in misura pari al valore normale del bene assegnato, per la cui determinazione si assume il medesimo valore che la società ha posto a base della determinazione dell’imposta sostitutiva. Al fine di chiarire meglio gli effetti che l’assegnazione comporta sul costo fiscale della partecipazione, l’Agenzia delle entrate illustra un esempio in cui il costo fiscale dopo l’assegnazione si azzera, precisando tuttavia che «poiché il valore catastale del bene assegnato è pari al nuovo costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione, non emerge una differenza da assoggettare a tassazione in capo al socio assegnatario». Da ciò deriva che l’Agenzia non sembra escludere in ogni caso la tassazione in capo al socio assegnatario, che si realizzerebbe laddove il costo fiscale che si determina successivamente all’assegnazione fosse inferiore allo zero. Tuttavia, l’Agenzia oltre a non affermare esplicitamente l’esistenza di un «sottozero» in capo al socio di società di persone, non fornisce alcun appiglio normativo per dare sostanza a tale ipotesi, ragion per cui si ritiene che la tassazione in capo al socio assegnatario non sia ipotizzabile e l’eventuale imposta sostitutiva pagata dalla società «libera» anche il socio. In primo luogo l’art. 68, c. 6, del Tuir regola il riflesso che il meccanismo di trasparenza fiscale di tassazione delle società personali ha sul costo fiscale della partecipazione, precisando che quest’ultimo è rispettivamente:

– incrementato dei reddito imputati per trasparenza (o decrementato delle perdite);

– ridotto degli utili distribuiti, tuttavia fino a concorrenza dei redditi imputati.

Da ciò deriva che, fatta salva l’imputazione delle perdite, il meccanismo della trasparenza non può mai portare il costo fiscale della partecipazione «sottozero» poiché la distribuzione delle riserve, che in precedenza hanno incrementato il costo fiscale della partecipazione all’atto dell’imputazione del reddito, è sempre neutra in capo al socio anche nella riduzione del costo fiscale (che non può andare al di sotto dello zero). In secondo luogo, deve essere evidenziato che laddove il legislatore abbia inteso tassare il socio di società di persone al di fuori dell’ordinario meccanismo della trasparenza lo ha disciplinato in modo esplicito. Ci si riferisce al disposto dell’art. 20-bis del Tuir secondo cui (richiamando l’art. 17, lett. l, del Tuir e l’art. 47, c. 7, dello stesso Tuir) costituisce reddito di partecipazione in capo al socio la somma percepita o il valore normale dei beni ricevuti in occasione del recesso, esclusione o liquidazione della società. Pertanto, è possibile sostenere che se l’assegnazione non avviene in occasione di una delle tre fattispecie indicate, non può in alcun modo realizzarsi tassazione in capo al socio, compresa l’ipotesi dell’assegnazione agevolata. Restano poi ferme le difficoltà operative per la determinazione del costo fiscale del socio prima dell’assegnazione agevolata, soprattutto per le società che adottano la contabilità semplificata e che pertanto non memorizzano i flussi finanziari relativi alla distribuzione degli utili.

Sandro Cerato

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