Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Niente tagliola sugli enti intermedi delle Regioni

Il giorno dopo le società strumentali delle Regioni (e quelle degli enti locali nei territori a Statuto speciale), “salvate” dalla sentenza 219/2013 depositata martedì, ieri è stata la volta degli «enti, agenzie e organismi comunque denominati» creati dai Governatori per svolgere, anche in via strumentale, le funzioni fondamentali degli enti territoriali.
La “loro” sentenza costituzionale è arrivata ieri (è la 236/2013; presidente Gallo e relatore Napolitano), e dà un’altra sforbiciata al decreto varato dal Governo Monti un anno fa per «razionalizzare la spesa pubblica». Con la nuova pronuncia della Consulta resta l’obbligo per le Regioni a Statuto ordinario di ridurre di almeno il 20% la spesa per gli enti intermedi, anche attraverso accorpamenti e soppressioni, ma decade la sanzione, che nelle amministrazioni inadempienti prevedeva la soppressione automatica degli enti e la nullità dei loro atti. Nelle Regioni autonome, invece, non ci sono vincoli, perché in linea con la pronuncia di martedì la Consulta ribadisce che la spending review «non è immediatamente applicabile alle Regioni ad autonomia speciale, ma richiede il recepimento tramite le apposite procedure prescritte dalla normativa statutaria e di attuazione statutaria».
La sentenza depositata ieri, insomma, fa cadere un altro pezzo della spending review tentata nel 2012, che a questo punto scala la classifica delle norme più bocciate dalla Corte costituzionale. La procedura scritta nel decreto, in effetti, non era il massimo della linearità, e non è stato difficile per Lazio e Veneto convincere i giudici delle leggi del fatto che qualcosa non andasse.
La norma messa sotto esame è l’articolo 9 del Dl 95/2012, che ha chiesto alle Regioni di accorpare o sopprimere enti, agenzie, consorzi e organismi vari fioriti intorno al cuore delle amministrazioni per svolgere loro funzioni fondamentali; «in ogni caso», chiosava la legge, le Regioni avrebbero dovuto tagliare la spesa di almeno il 20 per cento.
Il problema è serio, perché intorno all’autonomia legislativa regionale si è sviluppata una selva di organismi spesso moltiplicatori di spesa, ma nessuno ne ha prodotto un censimento puntuale. Proprio per questo la Corte sottolinea la grande «incertezza circa i soggetti destinatari della norma», al punto che la stessa spending review ne chiedeva di avviare una ricognizione mai arrivata al traguardo; la soppressione automatica, però, non tiene conto di questo passaggio, peccando, secondo la Consulta, di «palese contraddittorietà». In questa nebbia, la tagliola finirebbe per «sopprimere in modo indistinto tutti gli enti strumentali che svolgono funzioni fondamentali o conferite di Province e Comuni senza che questi siano sufficientemente individuati». Impossibile, insomma, tagliare ciò che non si conosce, perché una previsione del genere appare «manifestamente irragionevole».
A questo punto, della norma rimane poco. Le Regioni hanno ancora l’obbligo di accorpare o sopprimere gli enti intermedi, o «in ogni caso» di ridurne la spesa di almeno il 20%, ma è naturale che senza una sanzione collegata l’efficacia della previsione rimane tutta da dimostrare. Nei territori a Statuto autonomo, invece, l’intera regola rimane inattiva, per il fatto che la sua applicazione deve passare attraverso il recepimento secondo la strada indicata dagli Statuti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il virus ci ha cambiati profondamente. Ma non è chiaro come. Quali effetti lascerà su di noi, sull...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

II lavoratori messi in ginocchio dalla crisi tornano in piazza. Ministro Orlando, qual è il piano d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora caos sulla tassazione dei compensi derivanti dai contratti decentrati. Il balletto tra tassaz...

Oggi sulla stampa