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Niente tagli per gli ordini

Ordini professionali fuori dai tagli della spending review. Secondo la Direttiva comunitaria 2004/18/Ce, infatti, un ordine va qualificato come un organismo di diritto pubblico quando ricorrono le seguenti tre condizioni: che l’ente sia stato istituito per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale; che esso sia dotato di personalità giuridica; che la sua attività sia finanziata in modo maggioritario dall’autorità pubblica oppure che la sua gestione sia soggetta al controllo di quest’ultima, oppure ancora che più della metà dei membri del suo organo d’amministrazione, di direzione o di vigilanza, sia designata dall’autorità pubblica.

Lo ha chiarito la sentenza del 12 settembre (numero causa C-526/11) della Corte di giustizia europea escludendo l’applicazione del codice degli appalti da parte di un ordine tedesco, creando così un precedente che non mancherà di avere i suoi effetti anche in Italia. Vediamo perché.

Secondo la Corte di giustizia, dunque, gli ordini professionali (anche italiani) non soddisfano né il criterio relativo al finanziamento maggioritario da parte dell’autorità pubblica, in quando tali organismi sono finanziati in modo maggioritario dai contributi versati dai loro membri, né quello relativo al controllo della gestione da parte dell’autorità pubblica. A tal proposito va anche segnalata un’altra sentenza, questa volta della Corte di cassazione (n. 21226 del 14/10/2011), che esclude l’obbligo di controllo gestionale degli ordini da parte della Corte dei conti. L’unica vigilanza è quella dei ministeri vigilanti ed è di tipo ordinamentale. Quanto ai componenti dell’organo di amministrazione, anche in questo caso si tratta di soggetti eletti dalla base e non scelti dall’autorità pubblica.

La sentenza è quindi destinata a tirare fuori gli ordini dalla stretta della spending review. Con il decreto legge 6/7/2012 n. 95 convertito nella legge 7 agosto 2010 n. 135 sono state, infatti, adottate disposizioni di contenimento della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini. Fra le misure anche quella che prevede una riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni nella misura del 20% degli uffici dirigenziali, di livello generale e non generale, e una riduzione del 10% della spesa complessiva del personale non dirigenziale. Misure che hanno da subito messo in allerta il Comitato unitario delle professioni in quanto il primo intervento prevede il licenziamento del personale in esercizio negli ordini territoriali. Ma dal ministero della giustizia, il 27 maggio 2012, arriva la conferma a tutti i consigli nazionali di categoria che la Spending va applicata anche agli ordini. Anzi, l’occasione è buona per chiedere la trasmissione dei dati relative alle piante organiche ai fini della verifica del rispetto della norma. Il nodo licenziamenti, però, è portato dalla presidente del Cup Marina Calderone all’attenzione del ministro della pubblica amministrazione Giuseppe D’Alia. Nasce così l’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101 sulla p.a teso ad escludere gli ordini e i collegi dalla riduzione organica. Una previsione, il dl deve essere ancora convertito, che ora trova anche un sponsor europeo.

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