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Niente surroga se non c’è danno

Se l’assicurato non ha sofferto un effettivo pregiudizio, l’assicuratore non si può surrogare nei diritti del proprio cliente nei confronti del responsabile del fatto dannoso. Lo ricorda la Corte d’appello di Napoli (presidente Giordano, relatore Cataldi) in una sentenza dello scorso 22 ottobre.
Nei fatti, un autotrasportatore aveva subìto il furto di 120 colli di calzature acquistati da una Srl. Così la Spa che assicurava la destinataria degli articoli aveva versato a quest’ultima la somma 49mila euro a titolo di indennizzo per la mancata consegna della merce; successivamente, surrogandosi alla Srl in base all’articolo 1916 del Codice civile, aveva chiesto al tribunale la condanna del vettore al pagamento dello stesso importo. Il giudice aveva quindi liquidato in favore della compagnia di assicurazioni 65mila euro, comprensivi degli interessi intanto maturati.
L’uomo ha allora presentato appello, affermando, fra l’altro, che la destinataria della merce trafugata non aveva pagato il trasporto dei beni né aveva chiesto la consegna del carico. La Srl non aveva quindi alcun diritto di agire nei suoi confronti, e di conseguenza la compagnia di assicurazioni non poteva surrogarsi in un diritto inesistente.
Nell’accogliere l’impugnazione, il giudice di secondo grado ricorda – richiamando la sentenza n. 13957/1999 della Cassazione – che il danneggiante può eccepire all’assicuratore l’inesistenza dei presupposti per la surrogazione prevista dall’articolo 1916 del Codice civile, e in particolare il fatto che l’assicuratore stesso abbia indennizzato una persona diversa da quella che ne aveva diritto. Inoltre, nei casi di assicurazione contro la perdita e le avarie di merci trasportate, «per stabilire la titolarità del diritto all’indennizzo occorre considerare l’incidenza del pregiudizio» che deriva dalla stessa perdita o dal deterioramento dei beni trasportati: infatti, in base all’articolo 1689 del Codice civile, la legittimazione del destinatario sussiste «solo dal momento in cui, arrivate le cose a destinazione o scaduto il termine in cui sarebbero dovute arrivare, lo stesso ne abbia richiesto la riconsegna al vettore».
Nel caso esaminato, non era dimostrato che la destinataria avesse reclamato i colli, e anzi era provato che la stessa non aveva avuto alcun pregiudizio per la perdita delle calzature. Infatti – osserva la Corte -, la compagnia di assicurazioni aveva prodotto, oltre alla quietanza di pagamento in favore della Srl, anche una nota con cui all’acquirente-destinataria era stato riconosciuto a credito il medesimo importo delle fatture, con la causale «merce non consegnata per furto al trasportatore».
In definitiva, la Srl non aveva riportato alcun danno perché non aveva pagato il carico rubato, sicché «è del tutto evidente che non avrebbe potuto agire contro il vettore per far valere la responsabilità per la perdita del carico». Dal canto suo, l’assicuratore non aveva alcun diritto di credito nei confronti dell’autotrasportatore, avendo indennizzato un soggetto (la destinataria della merce) che non ne aveva titolo.

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