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Niente supertassa sui benefit nelle «holding industriali»

La Commissione tributaria provinciale di Torino, con la sentenza 2207/6/2014, si è pronunciata sull’applicabilità dell’addizionale del 10% sulle azioni assegnate all’amministratore di una holding industriale nell’ambito di un piano di stock grant.
Aderendo in via prudenziale all’interpretazione dell’agenzia delle Entrate, la “holding industriale” aveva applicato l’addizionale del 10% e aveva poi presentato istanza di rimborso. La sentenza, pronunciata in relazione al silenzio-rifiuto su tale istanza, è risultata favorevole al contribuente (si veda l’articolo alle pagine 27 e 28 – si tratta di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca).
L’addizionale è stata introdotta dall’articolo 33 del Dl 78/2000 e si applica sulla porzione dei compensi variabili (bonus, stock options e stock grants) che eccede la retribuzione fissa, ma limitatamente ai dirigenti di società del “settore finanziario”. La norma trae origine dalle decisioni assunte in sede di G20 di Pittsburgh nel 2009, sul presupposto che una politica retributiva aggressiva possa accrescere i rischi sistemici derivanti dall’andamento dei mercati finanziari.
L’agenzia delle Entrate, con la circolare 4/E del 15 febbraio 2011, ha individuato i soggetti incisi dalla norma nelle società di cui all’articolo 1 del Dlgs 87/1992, avente a oggetto la disciplina degli schemi di bilancio di enti creditizi ed istituti finanziarie. Per effetto di tale rimando, l’agenzia ha incluso espressamente anche «le holding che assumono e/o gestiscono partecipazioni in società finanziarie, creditizie o industriali».
La sentenza contraddice questa interpretazione per diversi motivi, ampiamente condivisibili. Innanzitutto, questa inclusione disattenderebbe la ratio ispiratrice del decreto e sarebbe in contrasto con la relazione di accompagnamento, che fa riferimento solo alle banche e agli istituti finanziari e con la relazione tecnica, che menziona solo il settore dell’intermediazione monetaria e finanziaria. Le holding industriali, infatti, sono soggetti privi di ogni potere di destabilizzazione dell’economia, dal momento che la loro attività è rivolta principalmente (se non esclusivamente) a favore delle altre società del gruppo.
In secondo luogo, l’estensione alle holding industriali si porrebbe in contrasto con la nuova disciplina degli intermediari finanziari, risultante dalla modifica all’articolo 1 del Dlgs 87. Il richiamo a tale normativa è essenziale perché manca una definizione fiscale di “settore finanziario”. Sotto tale profilo, la sentenza:
da un lato, afferma che le holding industriali erano incluse fino al 31 maggio 2010 nell’elenco dell’articolo 1 del Dlgs 87 solo nella misura in cui erano tenute all’iscrizione in apposito albo (adempimento poi soppresso), senza che ciò ne determinasse l’automatica inclusione nel “settore finanziario”;
dall’altro lato, confuta la tesi dell’Agenzia che aveva enfatizzato la circostanza che, alla data di introduzione dell’addizionale, le holding industriali erano espressamente menzionate nell’articolo 1 del Dlgs 87, da cui avrebbe dovuto evincersi la volontà del legislatore di incidere anche sulle holding industriali. Secondo la Ctr di Torino, tale circostanza non assume alcun rilievo ai fini definitori, implicitamente affermando che il richiamo all’articolo 1 del Dlgs 87 deve essere inteso come rinvio “mobile”, e cioè alla normativa di volta in volta vigente.
Gli argomenti sviluppati nella sentenza pongono interrogativi anche con riferimento ad altri soggetti sottoposti, secondo l’agenzia delle Entrate, al prelievo addizionale in esame. Si pensi al caso del settore del risparmio amministrato, laddove il dirigente dell’intermediario si limita a eseguire gli ordini dei clienti senza assumere decisioni che possano implicare «effetti economici potenzialmente distorsivi» per i mercati finanziari. Ma, estremizzando l’analisi, il medesimo risultato potrebbe applicarsi alle società che operano proprio nei settori idonei a creare rischi sistemici (a esempio, il trading “proprietario”) per quei dirigenti che hanno un ruolo di mero back office o ausiliario.

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