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Niente stretta sulle pensioni «Ma la copertura è assicurata»

di Melania Di Giacomo

ROMA — Escono le pensioni. Entra la stretta sull'evasione. È rimasta in vita appena quarantotto ore, stroncata sulla strada da Arcore a Roma, la misura che escludeva il riscatto degli anni della laurea e della «naia» per il raggiungimento del massimo della pensione. Un provvedimento che, inserito in manovra, avrebbe garantito, secondo le cifre annunciate lunedì, 500 milioni per il 2013 e un miliardo per il 2014. Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, quello della Semplificazione, Roberto Calderoli, e i tecnici dell'Economia, hanno concordato di escludere: «Profili di incostituzionalità». Ma hanno pesato anche le proteste di tutti i sindacati, Cisl e Uil comprese. Non ci saranno altre proposte di modifica che riguardano la previdenza: «Per adesso le pensioni non si toccano», conferma la Lega. Eppure, nonostante le resistenze del Carroccio, molti ministri ritengono necessario intervenire, e non è escluso che chiuso il capitolo decreto di Ferragosto, si possa riaprire la discussione.
Il dubbio ora è che la coperta sia troppo corta. Ma pur avendo già deciso di accantonare il contributo di solidarietà (che avrebbe portato 674 milioni nel 2012 e 1,5 miliardi sia nel 2013 che nel 2014), oltre ad aver sfrondato di 2 miliardi i tagli agli Enti locali, il governo ritiene che si possa mantenere inalterato il maxi intervento sui conti pubblici (45,5 miliardi) colpendo duro sull'evasione fiscale. Questo stando a quanto filtra. Perché gli emendamenti dell'esecutivo al testo approvato dal Consiglio dei ministri non ci sono ancora. Salvo che per la delega alla riorganizzazione degli uffici giudiziari. C'è una proposta del Pd ma il ministro della Giustizia, Nitto Palma, ha presentato un suo testo. Che, dice il relatore della manovra, Antonio Azzollini (Pdl) «non è stato cifrato», non si conosce cioè l'entità del risparmio.
Nell'attesa che vengano messi nero su bianco gli altri emendamenti, il Senato è in stallo. E l'opposizione parla di esecutivo «nel caos». È saltata la conferenza dei capigruppo, che avrebbe fissato il calendario, e che si riunirà questo pomeriggio. Per ora l'approdo in Aula del testo è previsto per lunedì alle 18, ma la Commissione Bilancio, che lo ha in esame, non si è ancora espressa su nessun punto nel merito e un rinvio non può essere escluso. Per tutta la settimana è convocata anche in seduta notturna, però ieri si è riunita a singhiozzo, con nessun voto, ma la sola presentazione degli emendamenti (circa 1.300 quelli presentati) dei singoli senatori e dell'opposizione. La nuova deadline è fissata (anche se quelli di governo e relatore possono essere presentati in qualsiasi momento) per oggi alle 15.
È una situazione che espone nuovamente l'Italia agli attacchi speculativi, che avevano era reso necessario agire d'urgenza. E per superare l'impasse è intervenuto il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha convocato governo e maggioranza e richiamato «a presentare in tempi immediati» le varie proposte emendative per consentire alla Bilancio «di avere piena conoscenza e tempi adeguati di dibattito».
I lavori iniziano alle 9.30 partendo dalla riorganizzazione dei tribunali, ma le annunciate modifiche saranno all'esame non prima del pomeriggio.
 

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