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Niente stage nell’azienda di casa

Niente stage nell’azienda dello zio. Nell’ambito del programma di Garanzia giovani non si può instaurare un tirocinio quando tra il tirocinante e il titolare dell’impresa ospitante c’è vincolo di parentela. Lo stabilisce il ministero del lavoro nella nota prot. n. 7435/2015 precisando che si tratta di un ‘orientamento’, perché in realtà non c’è una norma che stabilisca espressamente quel divieto. Niente stage inoltre neppure negli enti pubblici. Sempre il ministero, ma stavolta in base a un principio costituzionale, stabilisce altresì che gli enti pubblici vanno esclusi dal novero dei soggetti ammessi a ospitare gli stagisti, perché scopo del tirocinio è l’inserimento o il reinserimento lavorativo del giovane ma l’accesso all’impiego nelle p.a. può avvenire solo e soltanto per concorso.

I tirocini nella Garanzia giovani. Il tirocinio «extra-curriculari», disciplinato dalle Linee Guida del 24 gennaio 2013, permette di fare un’esperienza in azienda per la durata massima di sei mesi (12 mesi nel caso di disabili o svantaggiati ai sensi della legge 381/91). La misura 5 del PON IOG della Garanzia giovani prevede due tipologie: tirocini e tirocini in mobilità geografica nazionale e transnazionale. I primi hanno l’obiettivo di agevolare le scelte professionali e aumentare le possibilità occupazionali del giovane iscritto al programma di Garanzia giovani (si ricorda che l’iscrizione è possibile per i giovani tra i 15 e i 29 anni d’età), velocizzando e rendendo più efficace il percorso di transizione tra scuola e lavoro attraverso formazione sul campo ovvero, in caso di giovani che hanno perso il lavoro, di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro. I tirocini in mobilità geografica nazionale e transnazionale, invece, hanno l’obiettivo di favorire esperienze formative e professionali fuori regione o all’estero, per migliorare il curriculum e permettere un contatto diretto con territori e mercati del lavoro più dinamici e in grado di offrire maggiori opportunità occupazionali.

Gli incentivi. Per tutto il periodo di svolgimento del tirocinio al giovane è riconosciuta un’indennità mensile d’importo fino a 500 euro, quindi non superiore a 3.000 euro in tutto il periodo (fino a 6.000 euro per disabili e soggetti svantaggiati). Il contributo è più alto se il tirocinio è in mobilità, grazie a un voucher aggiuntivo. Se entro 60 giorni dalla conclusione del tirocinio l’impresa che l’ha ospitato assume il giovane stagista con rapporto di lavoro subordinato, avrà diritto a ricevere il bonus assunzione.

Stop ai tirocini tra parenti. Nella nota prot. 7435/2015 il ministero esclude la possibilità di instaurare tirocini in presenza di vincoli parentali tra giovani e titolari delle imprese ospitanti. In particolare scrive che «sebbene non risulti una norma che lo vieti espressamente, l’orientamento di questo ufficio è quello di escludere in queste ipotesi l’attivazione dei tirocini al fine di limitare ed evitare abusi nell’attuazione della misura». Andrebbe precisato meglio, tuttavia, il confine del divieto, visto che è genericamente stabilito con riferimento a «vincoli parentali».

Stop ai tirocini nelle p.a.. La misura 5 prevede che l’attivazione dei tirocini favorisca l’inserimento/reinserimento nel lavoro di giovani disoccupati e/o inoccupati, a tal fine promuovendosi, entro 60 giorni dalla fine, l’inserimento occupazionale al giovani che ha concluso con successo lo stage formativo. Questa previsione, fa notare il ministero, non può valere con riferimento al lavoro pubblico, in quanto l’accesso agli impieghi presso la p.a. può avvenire soltanto mediante concorso (art. 97 Costituzione). Per queste ragioni, il ministero stabilisce che gli enti pubblici locali, nazionali e trasnazionali, vadano esclusi dal novero dei soggetti che possono ospitare i tirocini, vista la materiale impossibilità che i periodi di tirocinio presso tali soggetti consentano un successivo inserimento lavorativo.

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