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Niente sequestro dopo il fallimento

Nei reati tributari il sequestro preventivo di beni intestati a persona estranea al reato comporta una pregnante valutazione sulla disponibilità effettiva degli stessi, non essendo sufficiente la dimostrazione della mancanza, in capo al terzo intestatario, delle risorse finanziarie necessarie per l’acquisizione del possesso del cespite. In ogni caso il sequestro non può riguardare i beni assoggettati a procedura fallimentare, in quanto la dichiarazione di fallimento fa venir meno il potere di disporre in capo al fallito del proprio patrimonio attribuendo al curatore il compito di gestirlo onde evitarne il depauperamento. Così la sentenza 28583 della Cassazione depositata ieri.

Nel corso delle indagini preliminari per vari reati tributari, veniva disposto il sequestro preventivo, poi confermato dal riesame, sull’immobile e sui conti intestati alla moglie dell’indagato. Secondo l’accusa, l’immobile era stato acquistato dal marito, previa accensione del mutuo, mentre sui conti egli era delegato a operare. Ne conseguiva che, di fatto, tali beni erano nella disponibilità dell’indagato. Venivano poi sequestrate somme depositate su un libretto vincolato all’odine del giudice delegato. La decisione del tribunale era impugnata dall’intestataria del conto e dell’immobile e dal rappresentante legale della società cui avevano sequestrato le somme vincolate al giudice del fallimento dell’impresa coinvolta.

In merito ai conti ed all’immobile, secondo la Cassazione, trattandosi di beni intestati a persona estranea al reato, incombe sul giudice una pregnante valutazione sulla disponibilità degli stessi, non risultando sufficiente dimostrare la mancanza, in capo al terzo intestatario, delle risorse finanziarie necessarie per acquisire il possesso del cespite. Costituisce, quindi, onere a carico del pm la riferibilità concreta dei beni alla persona indagata e non all’intestatario. Nella specie per i conti il tribunale aveva ritenuto sufficiente la semplice delega ad operare in capo all’indagato senza alcun approfondimento in ordine alla effettiva disponibilità delle somme. Per l’immobile non erano note, invece, le ragioni che, secondo l’accusa, provassero l’intestazione solo formale alla moglie e non anche la disponibilità.

Laura Ambrosi

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