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Niente sconti per chi non paga

Dalla Corte di cassazione fari puntati sul pericolo di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte da parte dei contribuenti. In concomitanza del grande fermento che vive la procedura di riscossione delle imposte dovuto sia alla procedura di rottamazione dei carichi pendenti presso Equitalia, sia all’ormai imminente scioglimento dell’ente stesso e del suo definitivo passaggio sotto l’egida dell’Agenzia delle entrate, i giudici della Suprema corte, con tre sentenze a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, hanno confermato la natura di reato di pericolo che caratterizza la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ex articolo 11 del dlgs n. 74 del 2000.

Le sentenze in commento hanno analizzato varie operazioni messe in atto dai contribuenti quali la costituzione di un trust e di un fondo patrimoniale e la cessione delle quote di società, concludendo, in ognuna delle tre pronunce come per la configurazione di tale reato non sia necessaria né una procedura di riscossione in atto né una preventiva condanna per evasione fiscale a carico del contribuente.

Curioso osservare dunque che mentre da un lato è in corso una massiccia campagna di rottamazione dei carichi pendenti presso il concessionario della riscossione con sconti che in alcuni casi possono arrivare quasi al 100% del dovuto (si pensi ad esempio ai ruoli contenenti sole sanzioni amministrative tributarie) dall’altro con tre sentenze emesse nel giro di pochi giorni la sezione penale della Cassazione non conceda sconti né abbuoni di pena a chi ha tentato, seppur fraudolentemente, a sottrarsi al pagamento delle imposte.

Quanto agli strumenti messi in atto dai contribuenti per far venir meno le garanzie erariali alla riscossione di imposte di importo superiore ai 50 mila euro, fattispecie oggettiva del reato, le tre sentenze in commento contengono spunti interessanti.

In un caso il contribuente aveva costituito un vincolo di durata trentennale su alcuni beni mobili soggetti ad obsolescenza e degrado quali le autovetture. La costituzione di detto vincolo era emersa a seguito degli accertamenti compiuti dalla Guardia di finanza che aveva anche evidenziato sia la finalità elusiva di un tale negozio giuridico sia la natura fraudolenta dello stesso (sentenza n. 7177/2017).

Nella fattispecie decisa invece con la sentenza n. 7394/2017 il debitore aveva messo in atto un comportamento ancor più spregiudicato. In tal caso infatti, a fronte di un ammontare complessivo di imposte, interessi e sanzioni non pagate per oltre 10 milioni di euro, il contribuente aveva compiuto una serie di atti fraudolenti idonei a rendere totalmente inefficace la procedura di riscossione coattiva simulano una cessione dell’azienda e omettendo la registrazione del relativo atto. La società acquirente l’azienda aveva peraltro al stessa compagine sociale e lo stesso marchio commerciale della cedente ed utilizzava per la propria attività gli stessi locali.

Nel terzo e ultimo caso esaminato (sentenza n. 7682/2017) l’atto finito nel mirino della Corte di Appello che aveva giudicato il contribuente colpevole del delitto di cui all’articolo 11 del dlgs n. 74/2000, era costituito da una cessione simulata di quote con la quale il debitore aveva trasferito il 50% di una srl alla figlia.

Cessione peraltro effettuata dietro un corrispettivo ritenuto irrisorio (10.000 euro) ed inoltre successiva alla costituzione di un trust, sempre a favore della figlia, nel quale erano confluiti tutti i beni e le quote societarie.

Andrea Bongi e Mario Cicala

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