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Niente sconti, Chrysler rivede l’utile


di Massimo Gaggi

NEW YORK — La Chrysler «italiana» — Fiat salirà al 51%entro fine anno— torna in utile per la prima volta dalla bancarotta del giugno 2009. Presentando i conti del primo trimestre, l'amministratore delegato ha confermato che il gruppo di Detroit sta acquisendo le risorse finanziarie che gli consentiranno di ripagare entro giugno il debito di oltre 7 miliardi di dollari contratti due anni fa coi governi americano e canadese. Chrysler sta negoziando un prestito bancario di 3,5 miliardi, emetterà obbligazioni per 2,5 miliardi e avrà a disposizione un'ulteriore linea di credito da 1,5 miliardi. Restituito il denaro pubblico, la Fiat potrà acquistare un altro 14% (ora è al 30) salendo a quota 46%: l'operazione si tradurrà in un'ulteriore iniezione di 1,27 miliardi di dollari per le casse Chrysler. Entro fine anno, poi, dovrebbe essere esaudita la condizione per l'acquisizione dell'ulteriore 5%necessario per raggiungere la maggioranza assoluta: l'omologazione negli Usa di una vettura a basso consumo (motore e tecnologia Fiat) capace di percorrere 40 miglia con un gallone di benzina. La Fiat si troverà, a quel punto, a controllare un gruppo che continua a marciare con regolarità sulla via del risanamento. Tagliati costi, impianti e concessionari nel 2009, dedicato il 2010 alla definizione del nuovo portafoglio prodotti con un progressivo ritorno all'utile operativo, il 2011 si è aperto con un risultato netto che per la prima volta (dalla bancarotta, ma in realtà dal 2006) è caratterizzato dal segno più: un profitto di 116 milioni di dollari rispetto alla perdita netta di 197 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, nonostante che sui conti Chrysler pesino ancora gli alti tassi d'interesse pagati sui prestiti governativi che stanno per essere estinti. Dal terzo trimestre dovrebbero sentirsi gli effetti finanziari benefici dei nuovi prestiti di mercato che, col gruppo ormai fuori dall’emergenza, sono stati negoziati a tassi assai più contenuti. Un quadro incoraggiante che in Italia ha spinto il titolo Fiat, cresciuto ieri del 4%, anche se lo stesso Marchionne ha invitato alla prudenza durante la conference call con gli analisti finanziari in mattinata: davanti a una raffica di domande molto specifiche sulla situazione di bilancio, l'amministratore delegato di Chrysler e Fiat ha rivendicato lo straordinario successo colto dall'azienda, il rispetto della tabella di marcia del rilancio— il gruppo quest’anno produrrà più di due milioni di veicoli e fatturerà oltre 55 miliardi di dollari, come da obiettivi di piano — ma ha anche avvertito che nel settore dell'auto e nell'attuale congiuntura economica il successo non può essere mai dato per acquisito. È un risultato che va conquistato trimestre dopo trimestre: «Il primo del 2011 è andato bene, adesso dobbiamo farcela anche nei prossimi» . Il manager italo-canadese ha riconosciuto che ci sono ancora alcune strozzature nella produzione e nella rete distributiva: il successo degli ultimi mesi è dovuto in larga misura al rinnovo della gamma che, però, è appena iniziato. C'è un apprezzamento reale per i modelli aggiornati (niente sconti straordinari, il prezzo medio per veicolo venduto è salito a 28.300 dollari rispetto ai 27mila dello scorso anno), ma i modelli radicalmente nuovi arriveranno solo nel 2012. Per ora il rilancio delle vendite — nel primo trimestre sono stati immessi nella rete 480 mila veicoli, 105 mila in più rispetto allo scorso anno— è avvenuto soprattutto grazie al buon andamento dei marchi Dodge e Ram (i pick up, popolarissimi fuori dalle grandi metropoli) e al boom (più 64%) della nuova jeep Gran Cherokee. Si è sentito anche l'effetto della campagna pubblicitaria «imported from Detroit» e del «testimonial» Eminem, ma solo sul modello Chrysler 200. La Chrysler 300, la nuova ammiraglia (lo sarà anche in Italia col marchio della Lancia Thema) è, infatti, arrivata sul mercato solo a fine marzo. I veri effetti commerciali si sentiranno nel secondo trimestre. Stesso discorso per la Cinquecento prodotta nello stabilimento messicano di Toluca, i cui canali distributivi sono ancora in rodaggio. Quanto al rapporto con la Fiat — che sta gradualmente immettendo nella sua gamma vetture di derivazione Chrysler come il minivan Grand Voyager — Marchionne ha confermato che l'acquisizione della maggioranza della Chrysler obbligherà il gruppo torinese a consolidare la casa americana nei suoi conti. Il problema è già allo studio del Lingotto, ma l'amministratore delegato dei due gruppi ha precisato che non è stata ancora fissata alcuna data per l'inizio del processo di consolidamento. Marchionne ha pure ribadito che una fusione tra Chrysler e Fiat «non è sul tavolo ora» , anche se rimane l'ipotesi più verosimile per il medio-lungo periodo.

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