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Niente sblocco per il credito Iva

Il problema segnalato dal lettore, con l’ufficio che “trasforma” il credito di una dichiarazione omessa in debito, è una diretta conseguenza delle istruzioni impartite dall’agenzia delle Entrate, con la circolare 34/E del 6 agosto 2012. Fino al 5 agosto 2012, gli uffici, sulla base delle indicazioni fornite dalle stesse Entrate, prima con la circolare 222/E del 30 novembre 2000, poi con la risoluzione 74/E del 19 aprile 2007, si erano dimostrati tolleranti per queste dimenticanze, riconoscendo i crediti in autotutela, previo controllo dei documenti, con la sola richiesta di una sanzione di 258 euro per la dichiarazione omessa. Dopo la circolare 34/E del 6 agosto 2012, questa tolleranza non c’è più.
Per le Entrate, il credito Iva, così come quello delle altre imposte, anche se spetta al contribuente, ma la cui dichiarazione annuale non è stata presentata o è stata presentata dopo 90 giorni dalla scadenza, e, perciò, è considerata «omessa», non è utilizzabile in detrazione dei debiti d’imposta della dichiarazione successiva. Il contribuente, che “dimentica” di inviare una dichiarazione annuale, anche se con rilevanti crediti, deve iniziare il contenzioso, se vuole avere riconosciuto il diritto al rimborso del credito.
In pratica, tra i tempi del contenzioso e la cronica difficoltà degli uffici a eseguire i rimborsi, il contribuente, dopo avere pagato le imposte, le sanzioni, gli interessi e i compensi di riscossione, potrebbe ricevere il rimborso dopo dieci anni.
Si può però sperare in un ravvedimento della rigida posizione espressa nella circolare 34/E del 6 agosto 2012, considerato che la stessa agenzia delle Entrate ha precisato che, per i crediti delle dichiarazioni annuali omesse, il fisco si potrebbe “accontentare” delle sanzioni, con gli uffici disposti, se ne ricorrono i presupposti, al «riconoscimento del credito in tempo reale». Insomma, senza bisogno di aprire il contenzioso.
È questa la precisazione fornita dall’agenzia delle Entrate, nella lettera inviata il 9 agosto 2012 al Sole 24 Ore.
Al riguardo, occorre anche segnalare che nella circolare 54/E del 2002, la stessa agenzia delle Entrate aveva risposto che per l’omessa presentazione della dichiarazione ai fini dell’Iva si applica la sanzione dal 120 al 240% del tributo, con un minimo di 258 euro. Ne consegue che, in presenza di dichiarazione che chiude correttamente a credito, dovrà essere irrogata la sanzione da 258 a 2.065 euro.
Insomma, alla luce delle precisazioni fornite dall’agenzia delle Entrate, sono necessari ulteriori chiarimenti sia in merito alle sanzioni e alle modalità di pagamento delle stesse, sia in riferimento al comportamento che devono tenere gli uffici per riconoscere il credito sulla base di «un semplice riscontro contabile», prima di aprire un contenzioso inutile e costoso per gli uffici e per i contribuenti.
L’agenzia delle Entrate dovrà chiarire se e con quali modalità si potranno pagare solo le sanzioni e poi «ottenere il riconoscimento del credito in tempo reale, previo pagamento della sanzione, comunque dovuta, per indebita utilizzazione del credito esposto in dichiarazione» (lettera inviata al Sole 24 Ore). In tempo reale significa soprattutto evitare in tutti i modi di fare fallire i cittadini a credito con il fisco, colpevoli solo di avere omesso una dichiarazione con importi a credito, che gli uffici “trasformano” in debito, con sanzioni e interessi.

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