Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Niente riciclaggio «anticipato»

C’è una generale incompatibilità tra reati fiscali e truffa. Tanto da rendere incompatibile il concorso anche tra quest’ultima e l’omessa dichiarazione. E poi: non si può ipotizzare una sorta di «riciclaggio anticipato», se non si è ancora concretizzato il reato presupposto. A queste due conclusioni approda la Corte di cassazione con la sentenza n. 981 della Seconda sezione penale depositata ieri. La Corte ha così respinto il ricorso presentato dal pubblico ministero di Marsala contro il verdetto di non luogo a procedere emesso dal Gip nei confronti di una pluralità di indagati per il reato di concorso in riciclaggio.
La Corte ha chiarito innanzitutto, quanto all’applicabilità dell’articolo 648 bis del Codice penale (riciclaggio), che il delitto presupposto deve essere comunque sempre perfezionato in un’epoca anteriore rispetto a quella del riciclaggio stesso. In questo senso milita la lettera stessa del Codice dove si fa riferimento a denaro, beni o altre utilità «provenienti da delitto». Una formulazione che non consente interpretazioni alternative a quella di ritenere che il delitto presupposto sia già stato consumato prima del reimpiego.
«Nè d’altro canto – sottolinea la sentenza -, in situazioni come quella che in questa sede ci occupa si potrebbe configurare una sorta di “riciclaggio anticipato” caratterizzato da un’azione di sostituzione o trasferimento di denaro prima che lo stesso assuma le caratteristiche di provenienza da delitto e la cui soglia di consumazione venga posticipata al momento in cui, per effetto della omessa presentazione dei dichiarazione dei redditi, tale condizione venga a verificarsi». Pertanto, la sostituzione o il trasferimento di denaro (o altri beni o utilità) che caratterizza il momento in cui si consuma il riciclaggio deve avvenire in un momento in cui il delitto presupposto si è già perfezionato».
Il Pm aveva poi sostenuto nella sua impugnazione che il principio di assorbimento della truffa nella fattispecie tributaria (riconosciuto anche in una sentenza delle Sezioni unite del 19 gennaio 2011) scatta solo nel caso della tipica frode fiscale, quella disciplinata dagli articoli 2 e 8 del decreto legislativo n. 74 del 2000, ma non nel caso della “semplice” omissione della dichiarazione dei redditi, fattispecie del tutto priva di caratteristiche fraudolente. Il che non la renderebbe incompatibile con il concorrente reato di truffa ai danni dell’Erario.
La Cassazione però, non è di quest’avviso, anche se ammette che il precedente delle Sezioni unite affronta espressamente il nodo del rapporto di specialità fra il delitto di truffa (articolo 640 comma 2 del Codice penale) e quello di frode fiscale, «avendo come riferimento non tutte le disposizioni del citato decreto legislativo, ma solo quelle che sanzionano la presentazione di dichiarazione infedele e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti».
Tuttavia la Corte puntualizza che, anche se fosse possibile il concorso fra truffa e omessa dichiarazione, la prima non potrebbe che essere consumata quando il soggetto ha ottenuto il profitto, momento che verrebbe a coincidere con quello dell’omessa dichiarazione dei redditi e che sarebbe da considerare successivo a quello di consumazione delle azioni che costituiscono il riciclaggio.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa