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Niente rettifica della detrazione in caso di procedura concorsuale

La nota di variazione emessa dal fornitore nei confronti di un debitore inadempiente sottoposto a procedura concorsuale dal 26 maggio 2021 non determina per il cliente alcuna variazione della detrazione effettuata. Tale regola però non opera per i piani attestati e per la rinegoziazione del debito.

La modifica apportata all’articolo 26 del Dpr 633/72 dall’articolo 18 del Dl 73/2021 (decreto Sostegni-bis, in Gazzetta lo scorso 25 maggio), produce l’effetto di creare un “prima” e un “dopo” nella disciplina delle rettifiche dell’imponibile e dell’Iva qualora il cessionario/committente destinatario della fattura non si appresti a pagare.

Ebbene, se la precedente versione dell’articolo 26 vincolava l’emissione della nota di variazione alla criticabile, e criticata, chiusura della procedura, la nuova, introducendo il comma 3-bis, consente di effettuare le variazioni in diminuzione sin dalla data in cui il debitore è assoggettato alla procedura concorsuale ovvero dalla data del decreto che omologa un accordo di ristrutturazione dei debiti (articolo 182-bis della legge fallimentare) o ancora dalla data di pubblicazione nel registro delle imprese di un piano attestato (articolo 67, comma 3, lettera d).

La modifica del comma 5 dell’articolo 26 introduce, inoltre, l’«esonero» a favore della procedura concorsuale dalla rettifica della detrazione dell’Iva non pagata. Siffatta eccezione opera, tuttavia, solo «nel caso di procedure concorsuali di cui al comma 3-bis, lettera a)», per cui non vi rientrerebbero gli accordi di ristrutturazione dei debiti e il piano attestato.

In tali ultime circostanze, il debitore è tenuto, invece, a registrare la variazione nel registro Iva delle vendite (articoli 23 e 24 del Dpr 633/72) nei limiti della detrazione originariamente operata. Si presume che questa diversità di trattamento discenda dalla peculiare natura privatistica degli accordi di ristrutturazione dei debiti e del piano attestato, rispetto alla quale gli interessi dell’Erario vanno in qualche modo tutelati.

Tale lettura restrittiva del comma 5 dell’articolo 26 trova conforto nel successivo comma 5-bis che, riferendosi a tutte quelle ipotesi in cui, in seguito all’emissione della nota di credito per mancato pagamento, il corrispettivo sia poi pagato (anche solo in parte), prevede l’obbligo per il cedente/prestatore di rettificare nuovamente il suo debito Iva nei confronti dell’Erario, questa volta aumentandolo.

Nel dire ciò, la suddetta norma chiarisce che il cessionario/committente che abbia registrato la variazione nel registro Iva delle vendite (come previsto dal comma 5) ha diritto di portare in detrazione l’Iva corrispondente alla variazione in aumento secondo le regole e nei tempi dell’articolo 19 del Dpr 633/72.

Evidentemente, l’inciso del comma 5-bis si riferisce ai cessionari/committenti che hanno concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti o redatto un piano attestato ed eventualmente alle procedure concorsuali che, pur non essendo tenute, hanno comunque osservato l’obbligo di rettificare l’imposta ai sensi del comma 5.

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