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Niente Pec? Iscrizione d’ufficio

L’ufficio del registro delle imprese venuto a conoscenza dell’atto o del fatto la cui iscrizione è stata respinta per irregolarità della domanda in quanto mancante della indicazione della Pec dovrà avviare la procedura di iscrizione d’ufficio (ex art. 2190 c.c.). E dovrà invitare il legale rappresentante della società o il titolare dell’impresa individuale a presentare, entro un congruo tempo (non superiore a 20 giorni totali), l’istanza di iscrizione dell’atto o fatto «principale», completa dell’indirizzo di Pec dell’impresa stessa. Decorso inutilmente tale termine, l’ufficio del registro delle imprese dovrà provvedere a sottoporre il fascicolo relativo all’adempimento «principale» al giudice delegato affinché valuti la sussistenza dei presupposti per l’iscrizione d’ufficio. Se, di regola le iscrizioni nel registro delle imprese sono eseguite su domanda dell’interessato (articolo 2189, 1 comma, c.c.), tuttavia è interesse generale che tutti gli atti per i quali la legge prevede l’iscrizione, siano comunque segnalati, e quindi resi disponibili ovvero riconoscibili ai terzi. La portata stessa di tale interesse, che trascende quello dei soggetti obbligati, ha spinto ad introdurre una norma (art.2190 c.c.) che consentisse di non rimettere esclusivamente ai soggetti obbligati l’iscrizione e che anche consentisse, ove ve ne fossero i presupposti, di giungere all’iscrizione anche contro la manifesta contraria volontà. È questo l’orientamento del ministero dello sviluppo economico – dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione (divisione XXI – registro imprese) espresso con il parere del 29 agosto 2013, prot. 0141955, inviato in risposta a una Camera di commercio. Quest’ultima infatti aveva posto al Mise il quesito se il conservatore potesse o meno rifiutare a un notaio l’iscrizione di un atto notarile per colpa dell’inadempimento di un legale rappresentante di un’impresa che continuava a non comunicare la Pec ed essere inerte anche ben oltre il periodo di sospensione previsto dalla normativa. Non sembra sussistere ricordano i tecnici in capo al notaio l’obbligo di sostituirsi in capo al legale rappresentante inadempiente per la comunicazione dell’indirizzo Pec. L’incompletezza della domanda di iscrizione dell’atto «principale», (per mancata indicazione della Pec) va imputata a chi ne ha determinato il respingimento: il legale rappresentante o il titolare dell’impresa. È a questi soggetti che dovrà essere contestata la violazione per la omessa iscrizione dell’atto notarile e, se del caso, comminata la sanzione pecuniaria prevista dalla legge. I tecnici ricordano che le norme hanno dato luogo a difficoltà interpretative (soprattutto in relazione alla fase sanzionatoria) tanto che il Mise ha richiesto il parere del Consiglio di stato. Quest’ultimo infatti nell’adunanza del 20/02/2013 (si veda ItaliaOggi del 4/5/2013, del 28/6/2013 e del 2-3/7/2013) stabiliva che decorsi inutilmente i tre mesi di sospensione l’ufficio competente, allorché la società non abbia comunicato il proprio indirizzo Pec non può che respingere la domanda di iscrizione al registro imprese.

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