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Niente multa per Spagna e Portogallo “L’approccio punitivo è rischioso”

Spagna e Portogallo non saranno punite per avere ripetutamente mancato gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici loro assegnati nel quadro del Patto di stabilità. La Commissione ha mandato ieri un ulteriore segnale di aver ormai imboccato la strada della flessibilità nella valutazione della disciplina di bilancio degli Stati membri, così come già aveva fatto con l’Italia e con la Francia.
Il collegio dei commissari ha deciso di proporre la sospensione delle sanzioni previste dal braccio punitivo del Patto di stabilità in ragione delle «circostanze eccezionali » in cui si trovano i due Paesi e tenendo conto dei «grandi sforzi» compiuti. Si tratta in larga misura di una decisione annunciata. Già al momento di aprire la procedura, a giugno, dopo due anni di violazione continuata delle norme della disciplina di bilancio, Bruxelles aveva fatto sapere che avrebbe potuto proporre la sospensione della multa prevista dalle norme europee. Una sanzione che può arrivare fino allo 0,2 per cento del Pil e che avrebbe ulteriormente compromesso l’equilibrio finanziario dei Paesi colpiti. Ora la proposta dell’esecutivo comunitario dovrà essere approvata dai ministri dell’Ecofin, che però già il mese scorso sembravano favorevoli alla linea morbida.
Questo non significa che le autorità europee lascino le redini sul collo a Madrid e Lisbona. Ieri la Commissione ha fissato un percorso per il rientro dei due Paesi entro i limiti del Patto. La Spagna deve portare il rapporto tra deficit e Pil dal 5,1% del 2015 al 4,6% quest’anno, al 3,1% nel 2017 e al 2,2% nel 2018. Il Portogallo deve ridurlo dal 4,4% del 2015 al 2,5% quest’anno. I due governi dovranno presentare entro la metà di ottobre «misure efficaci» per il raggiungimento di questi risultati. Su di loro resta sospesa comunque la spada di Damocle del congelamento di una parte dei fondi europei di cui beneficiano. Anche questa è una misura prevista dal braccio punitivo del Patto di stabilità. E la Commissione ha detto che si pronuncerà in materia «dopo aver consultato il Parlamento europeo», e chiaramente anche alla luce degli impegni di risanamento che verranno presi.
Spagna e Portogallo sono da anni sotto procedura di infrazione per il mancato rispetto dei parametri sul deficit pubblico. Nel 2013, la Commissione e l’Ecofin hanno inviato loro raccomandazioni specifiche sul percorso di risanamento che avrebbero dovuto rispettare. Nessuno dei due Paesi ha raggiunto gli obiettivi. Nel periodo 2013-2015, la Spagna ha apportato correzioni strutturali al proprio bilancio pari allo 0,6 per cento del Pil contro un taglio raccomandato del 2,7 per cento. Il Portogallo, che avrebbe dovuto correggere del 2,5 per cento, lo ha fatto solo per l’1,1.
Di fronte a queste inadempienze, la procedura prevista dal «braccio puntivo» del Patto di stabilità scatta in modo automatico. Ma a Bruxelles si è preferito tenere conto degli sforzi compiuti dai due governi e delle importanti riforme che sono state avviate. «Le sanzioni, anche simboliche non avrebbero permesso di correggere il passato e non sarebbero state comprese dalla gente. Un approccio punitivo non sarebbe stato la strada migliore nel momento in cui i popoli dubitano dell’Europa », ha spiegato il commissario responsabile degli Affari economici Pierre Moscovici, secondo cui «il nuovo Patto di stabilità funziona e i deficit stanno calando in tutta Europa».

Andrea Bonanni

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