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Niente limiti di tempo e di importo

A chi gli ha domandato ieri, nel corso della storica conferenza stampa sul QE, se la Bce avesse nel cassetto un altro bazooka, altre misure non convenzionali, il presidente Mario Draghi ha risposto sfoderando un sorriso tra l’incredulo e il divertito.

Poi per sdrammatizzare ha detto che avrebbe potuto rispondere con una battuta, “ma non lo farò”. In quei pochi attimi, nello sguardo di Draghi, presidente dell’unica banca al mondo che interagisce con 19 ministri del Tesoro, si sono intuite le operazioni straordinarie messe in campo dall’inizio della crisi, dal 2009 a oggi e culminate ieri il QE.
LTRO, CBPP, ABSPP, OMT, SMP: tutte operazioni che hanno aiutato un’Eurozona in crisi per svariate migliaia di miliardi di euro quando prese tutte assieme. Per la gran parte delle quali, però, non resta quasi traccia perchè quasi tutte “a tempo”: le grandi LTRO rimborsate, i programmi sui covered bond e SMP per importi e durata prestabiliti hanno il portafoglio in calo per via dei bond in scadenza Operazioni aperte e chiuse.
Il QE è molto diverso: questa volta è la Bce a decidere l’entità degli interventi di iniezione di liquidità e soprattutto il programma resterà aperto fino a quando sarà necessario, “finché il Consiglio direttivo non riscontri un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione coerente con l’obiettivo di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”. Senza limiti di tempo e di importo. In quanto al risk sharing, ai minimi termini nel QE, resta invece totale nelle OMTs, perchè consente alla BCE di acquistare titoli di Stato sul secondario proprio di un Paese a rischio di insolvenza e che ha richiesto e ottenuto aiuto all’ESM/EFSF e che rispetta gli impegni (di riforme strutturali e di consolidamento dei conti pubblici) firmati nel Memorandum of Understanding: le due operazioni, OMTs e QE, si compensano a perfezione, per garantire l’irreversibilità dell’euro.
Di interventi di politica monetaria non convenzionali, e che hanno spaziato dall’acquisto di titoli alle maxi-iniezioni di liquidità, se ne contano dunque una decina dal 2009 ad oggi: tre programmi di acquisto di covered bond e uno dedicato alle ABS (cartolarizzazioni); quattro speciali LTRO da 1 a 4 anni di durata; due interventi sui titoli di Stato (SMPs e OMTs) e per finire il quantitative easing a 360 gradi. Non uno, dunque, ma tanti bazooka: tutti molto diversi tra loro.
L’operazione più eclatante di iniezione di liquidità è stata fatta dalla Bce con le LTRO: i prestiti alle banche per durate non convenzionali, la prima fissata a un anno poi altre due a tre anni(in scadenza questo fine mese e il prossimo mese). Queste operazioni passeranno alla storia perchè la Bce ha offerto alle banche di finanziarle per importi illimitati: ha lasciato dunque alle banche la facoltà di decidere l’entità dell’iniezione di liquidità. Non c’erano alternative: la crisi bancaria aveva chiuso il mercato interbancario e soprattutto quello dei bond bancari e le banche non erano in grado di collocare bond a medio-lungo termine per rifinanziare quelli in scadenza. Una grande fetta del sistema bancario europeo era sull’orlo del collasso per una crisi di liquidità: il problema era circoscritto nel tempo ed è stato risolto con LTRO triennali.
In un mercato bancocentrico come quello europeo (l’80% se non il 90% dei finanziamenti all’economia passa attraverso il canale bancario), un surrogato del QE nell’Eurozona è arrivato in chiave bancaria. Alle LTRO si sono poi aggiunti i programmi di acquisto di bond della finanza strutturata (ABS e covered bond) per rafforzare il mercato dei capitali europeo e garantire alle banche uno strumento di funding in più. Agli inizi della crisi del debito sovrano europeo, la Bce ha anche sperimentato una formula di acquisto di titoli di Stato con il Securities markets programme: gli acquisti venivano sterilizzati (con drenaggio di liquidità per pari importo) e mirati a ripristinare le cinghie di trasmissione della politica monetaria: non si voleva fossero considerati un quantitative easing. È proprio per riparare e garantire il buon funzionamento delle cinghie di trasmissione della politica monetaria, che la Bce ha deciso di andare oltre con le OMTs: lo spread sui titoli di Stato contagia e si diffonde anche nei prestiti alle banche, e via via alle imprese e alle famiglie. La frammentazione del mercato del credito, i diversi rischi sovrani compromettevano l’efficacia della politica monetaria: la Bce abbassava i tassi e il costo della raccolta nei Paesi periferici saliva. Per questo, sono state annunciate le OMTs: consentire alla banca centrale senza automatismi di acquistare sul secondario i titoli di Stato (con vita residua fino a tre anni, molto diversa dal QE) dei Paesi che chiedono aiuto all’Esm.
Infine il QE, che nasce invece per riportare il tasso d’inflazione attorno al 2% e spingere la liquidità e il credito verso l’economia abbattendo i tassi d’interesse e rastrellando titoli di Stato dal mercato.
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