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Niente licenziamento se l’ufficio soppresso viene creato ad hoc

In presenza di un licenziamento economico giustificato con la soppressione dell’ufficio cui era addetto da pochi mesi il lavoratore, il giudice di merito è tenuto a verificare se il presupposto oggettivo posto alla base del recesso datoriale rispondeva ad un’effettiva e genuina esigenza aziendale, o se costituiva una modalità organizzativa finalizzata solo a precostituire le ragioni del successivo provvedimento espulsivo.
Il principio è stato affermato con sentenza 1262/15 dalla Corte di cassazione, chiamata a pronunciarsi sullo spostamento di un dipendente con funzioni apicali alla responsabilità di un ufficio marketing di nuova costituzione, con ulteriore precisazione che l’insediamento nella nuova posizione lavorativa era intervenuto senza le necessarie dotazioni informatiche, risultando di fatto il dipendente esposto ad una condizione di sostanziale inattività. A due mesi dal processo di riorganizzazione, quindi, il dipendente era stato oggetto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo sul presupposto della cancellazione del neocostituito ufficio.
La Corte d’appello di Venezia respingeva l’impugnazione del licenziamento proposta dal lavoratore sul presupposto che, alla luce della intervenuta cancellazione dell’ufficio marketing, le ragioni aziendali invocate per giustificare il licenziamento risultavano effettive.
La Cassazione non accoglie questa prospettiva, riconoscendo che una meditata valutazione delle ragioni poste a fondamento del licenziamento non si doveva limitare al riscontro dei fatti apparenti enucleati nella lettera di licenziamento, ma avrebbe dovuto imporre di analizzare il più generale contesto in cui si era prodotta la riorganizzazione aziendale sfociata nel provvedimento di recesso datoriale.
La Corte ribadisce che non è sindacabile nei suoi profili di congruità e di opportunità la scelta del datore di lavoro di eliminare un settore aziendale o una specifica posizione professionale, trattandosi di iniziative imprenditoriali che sono espressione del principio costituzionale di libertà di iniziativa economica. Allo stesso tempo, tuttavia, si sostiene che, in un contesto nel quale l’ufficio aziendale soppresso era stato costituito solo qualche mese prima e in cui alla nuova posizione di responsabilità non era associato l’utilizzo di apparati informatici, il giudice è chiamato ad effettuare una verifica di effettività circa le ragioni aziendali che avevano determinato la riorganizzazione. Sulla scorta di questi rilievi, la Cassazione rinvia alla Corte territoriale in diversa composizione, affinché quest’ultima accerti in concreto la genuinità della scelta aziendale compiuta dal datore di lavoro.

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