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Niente Iva se la merce va all’estero

Per beneficiare della non imponibilità Iva nelle triangolazioni è irrilevante che il trasporto non sia stato curato direttamente dal cedente essendo invece necessario che la merce, fin dagli accordi contrattuali, sia destinata a clienti residenti fuori dal territorio nazionale,
Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 14405 depositata ieri, che ha fornito un’interpretazione sostanziale sul beneficio della non imponibilità del tributo in ipotesi di triangolazioni.
La vicenda trae origine dal recupero dell’Iva ad una società su varie cessioni a clienti residenti Ue ed extra Ue. In particolare, erano state effettuate operazioni triangolari: un’impresa nazionale (cedente) vendeva beni ad altra impresa pure residente nel nostro Paese (cessionario), destinati però ad un terzo soggetto estero (secondo cessionario). Secondo l’amministrazione, una tale triangolazione non poteva beneficiare della non imponibilità Iva essendo necessario che il trasporto e la spedizione delle merci al cliente estero finale avvenisse a cura o a nome del primo cedente nazionale anche per incarico del primo cessionario (nazionale)
Il contribuente ha impugnato l’atto impositivo evidenziando in buona sostanza che l’unica condizione sostanziale per beneficare della non imponibilità era l’effettiva destinazione all’estero della merce – nella specie non in discussione – non rilevando le modalità di trasporto (a cura o meno del cedente). La Ctp e la Ctr hanno condiviso le tesi della società. L’ufficio ha proposto allora ricorso per Cassazione, eccependo l’errata interpretazione della norma da parte del giudice di appello. La Suprema Corte ha confermato le decisioni di merito, fornendo, nel contempo, alcuni interessanti spunti interpretativi.
L’articolo 8 comma 1, lettera a) del Dpr 633/72 e l’articolo 58 del Dl 331/93 prevedono che l’esportazione o la spedizione siano eseguite a cura o a nome del cedente o del commissionario, anche per incarico dei propri cessionari o commissionari di questi. Secondo i giudici di legittimità, ai fini della non imponibilità Iva della triangolazione è rilevante la prova che l’operazione, fin dalla sua origine e nella sua rappresentazione documentale, sia stata voluta dalle parti come cessione nazionale finalizzata al successivo trasporto estero. L’espressione “a cura del cedente” va intesa quindi come la necessità che la merce esca dal territorio nazionale. Pertanto, non è necessario che la spedizione o il trasporto avvengano in esecuzione di un contratto concluso direttamente dal cedente o in rappresentanza di quest’ultimo. È invece rilevante la prova, a carico del contribuente, che l’operazione fin dalla sua origine e nella sua rappresentazione documentale, sia stata voluta come cessione nazionale in vista di trasporto a cessionario residente estero.
Va detto che, su questa specifica vicenda, l’orientamento della Cassazione non è sempre stato univoco. In alcune decisioni, era stato, infatti, affermato che ai fini della non imponibilità Iva non era sufficiente l’effettiva esportazione della merce, allorchè il trasposto fosse avvenuto a cura del cessionario e non del cedente (Cassazione 22445/2008, 22233/2011).

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