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Niente Irpef sull’edificio pignorato

di Domenico Carnimeo

Il proprietario di un immobile pignorato non è tenuto al pagamento dell'Irpef sui canoni di locazione percepiti direttamente dal custode e distribuiti integralmente tra i creditori pignoranti. A precisarlo la Ctp di Bari, con la sentenza n. 236/1/11. La pronuncia ha chiarito che i canoni di locazione non costituiscono «reddito da fabbricati» per il proprietario espropriato, mancando del tutto il presupposto impositivo.
La vicenda trae origine dalla notifica di un avviso di accertamento con il quale il fisco ha rettificato il reddito dichiarato da un contribuente per l'anno d'imposta 2003, recuperando a tassazione i canoni di locazione di un immobile di cui l'intimato risultava essere proprietario in misura del 50 per cento.
Il soggetto interessato ha presentato ricorso, evidenziando che l'immobile in oggetto – seppure concesso in locazione fin dal 2000 con contratto regolarmente registrato – era stato successivamente pignorato nel l'ambito di una procedura espropriativa e affidato a un custode giudiziario che aveva «il compito di gestirlo e di riceverne i frutti». Il custode, pertanto, su autorizzazione del giudice dell'esecuzione, e insieme all'altro comproprietario, aveva concesso in locazione l'immobile e (pro-quota) ne percepiva personalmente i canoni.
Il contribuente, inoltre, precisava di aver perso il possesso e l'amministrazione del bene, passati nelle mani del custode il quale – ai sensi dell'articolo 593 del Codice di procedura civile – è obbligato a rendere conto della propria gestione al giudice dell'esecuzione. Di qui, la totale assenza di presupposto impositivo.
L'ufficio, però, ha replicato che la custodia del bene pignorato non determinava alcuna modifica della titolarità del bene stesso e dei frutti. In tal senso ha richiamato la risoluzione n. 158/E/2005 secondo cui «il debitore esecutato, seppure privato del potere di disporre del proprio bene, ne rimane proprietario e, in tale veste, deve dichiarare i canoni di locazione come redditi di fabbricato».
La Ctp ha accolto il ricorso. In primo luogo, a norma dell'articolo 2912 del Codice civile, «il pignoramento comprende gli accessori, le pertinenze e i frutti della cosa pignorata» e infatti il ricorrente non aveva percepito i canoni di locazione imputati a reddito dall'ufficio. Dalla documentazione risultava che quei canoni «erano stati percepiti direttamente dal custode giudiziario, nominato dal giudice dell'esecuzione e dallo stesso autorizzato a stipulare il contratto di locazione in forza del quali detti canoni erano maturati». Inoltre quei "frutti!" della cosa pignorata erano stati interamente «distribuiti nell'ambito della procedura esecutiva immobiliare, senza alcuna attribuzione a favore del ricorrente». Pertanto – hanno concluso i giudici – si deve ritenere del tutto insussistente il maggior reddito accertato dall'ufficio.

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