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Niente Imu per le nuove case, legge fallimentare, si cambia

ROMA — Sarà probabilmente uno solo il decreto che verrà presentato oggi dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e che conterrà le norme sulla Crescita ma anche quelle sulle Infrastrutture, messe a punto dal vice Mario Ciaccia. Il provvedimento è stato oggetto fino a ieri sera di esame congiunto con la Ragioneria per dare copertura alle singole norme, a conclusione di un lungo braccio di ferro che ha visto Passera impegnato a difendere soprattutto i provvedimenti che non sono a «costo zero». E così paiono confermati, ad esempio, i project bond, cioè l’emissione e il collocamento di obbligazioni da parte dei concessionari e delle società di progetto per finanziarsi, sostenuti da un trattamento fiscale agevolato, equiparato ai titoli del debito pubblico.
L’edilizia. Quattro le norme del pacchetto edilizio in pista: il ripristino dell’Iva sulle cessioni e sulle locazioni delle nuove costruzioni, effettuate oltre cinque anni dall’ultimazione dei lavori. L’esenzione dell’Imu sulle nuove costruzioni per un massimo probabilmente di tre anni. L’elevazione dal 36% al 50% delle detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia e l’innalzamento da 48 mila a 96 mila euro del limite di importo detraibile, anche se qui le cifre sono ballerine. Infine la riconduzione a regime delle detrazioni del 55% per interventi di riqualificazione energetica. Dovrebbe passare il «Piano nazionale per le città» anche se ci sono dubbi dell’ultima ora sul livello di copertura.
Nel pacchetto Sviluppo il credito d’imposta si fissa sul 35% delle spese ammissibili ma solo per assunzioni altamente qualificate (laureati in materie tecniche, impiegati in Ricerca e Sviluppo, titolari di dottorato), detraibili al 100%. Il costo del provvedimento a ieri sera era cresciuto dai 22 milioni di qualche giorno fa a 50 milioni. I tecnici del ministero hanno verificato che se il costo della singola assunzione viene valutato al netto delle entrate fiscali che produce i 50 milioni possono valere non 4 mila ma 12 mila assunzioni.
I minibond. Confermato il venir meno dell’aumento del tetto delle compensazioni fiscali mentre resta la moratoria di un anno per le agevolazioni che le aziende dovrebbero restituire (per un valore di 100 milioni).
Le imprese, anche quelle di grandi dimensioni, potranno finanziarsi sul mercato emettendo obbligazioni e cambiali finanziarie con una tassazione pari a quella delle rendite finanziarie. Ma le imprese più piccole avranno bisogno di uno sponsor, mentre per tutte varrà il limite dell’acquisto riservato a investitori istituzionali.
Gli incentivi. Il riordino degli incentivi prevede l’istituzione di un Fondo per la crescita sostenibile da circa 640 milioni così recuperati: 118 milioni dai Contratti di Programma per le «aree depresse»; 140 dai Contratti di Area; 330 dal Fondo per l’innovazione; 34,5 dalle risorse per la Reindustrializzazione. In più circa un miliardo sarà attivabile dal Fondo rotativo della Cassa depositi e prestiti per il sostegno alle imprese. Altre risorse potrebbero derivare dal Fondo Industria 2015, ma soprattutto dalle agevolazioni per le Aree sottoutilizzate e da quelle per l’intervento straordinario per il Mezzogiorno. Confermata la norma sulla trasparenza che prevede la pubblicità obbligatoria su Internet, a partire da mille euro, per sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese, oltre all’attribuzione di corrispettivi e compensi a persone, professionisti ed imprese per forniture, servizi, incarichi e consulenze.
Il nuovo fallimento. Importante l’intervento sulla legge fallimentare che avvicina la nostra normativa a quella americana del Chapter 11: l’obiettivo è fare in modo che le aziende accedano al più presto alle protezioni garantite dalla procedura di concordato, depositando la mera domanda di concordato preventivo, senza dover presentare il piano e tutta la documentazione di supporto.
Inoltre, durante la fase preliminare della proposta di concordato e poi nel corso di tutta la procedura, c’è un’altra importante novità: l’imprenditore potrà ricorrere a finanziamenti interinali offrendo la garanzia che saranno prededucibili. Si introduce poi il «concordato con continuità aziendale», in base al quale il debitore può usufruire di una moratoria sino a un anno per il pagamento dei creditori, evitando la risoluzione dei contratti pendenti, se vi è l’attestazione che il suo piano per proseguire l’impresa è valido. Alle medesime condizioni, e in deroga alle regole del codice degli appalti pubblici, lo stesso soggetto può partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici.
La riforma dell’appello. Infine va ricordato che il decreto contiene anche un pacchetto concordato con il ministro della Giustizia, Paola Severino, che fissa tempi certi sulla durata dei processi civili. Viene infatti inserito un filtro di ammissibilità affidato a un giudice di secondo grado monocratico che, prima che l’appello abbia il suo corso, dovrà valutare la «ragionevole probabilità» di accoglimento dell’impugnazione. Sono escluse dal filtro le controversie in cui è previsto l’intervento del pubblico ministero, perché vengono considerate di maggiore rilevanza pubblica.
Escluse dal filtro anche quelle liti nelle quali le parti hanno scelto il procedimento sommario di cognizione. La pronuncia di inammissibilità del giudice monocratico è sempre ricorribile in Cassazione nei limiti dei motivi proposti con l’impugnazione di secondo grado.
Ulteriori norme andrebbero a modificare la legge Pinto fissando in sei anni complessivi la durata massima di un processo (3 anni per il primo grado, 2 per l’appello e 1 per la Cassazione).

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