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Niente Imu se c’è solo l’uso dell’immobile

Possono essere assoggettati al pagamento di Ici e Imu solo coloro che sono titolari di un diritto reale, in quanto non è sufficiente avere la titolarità di un diritto personale di godimento o la mera disponibilità del bene per essere obbligati al pagamento di un’imposta patrimoniale. Pertanto, non è soggetto al versamento delle imposte la società Ferrovie del Sudest che svolge il servizio di trasporto pubblico locale se ha stipulato con la regione Puglia solo un contratto di affidamento in uso di beni, impianti e infrastrutture. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza 21231 del 13 settembre 2017. Per i giudici di piazza Cavour, è determinante «qualificare correttamente il rapporto che lega le Fse con gli immobili in esame, e quindi, individuare la natura giuridica della disponibilità degli stessi». Precisano, inoltre, che il significato da attribuire al termine «possesso», non può «coincidere con la situazione di mera disponibilità del bene, rinvenibile anche nei confronti di chi sia titolare di un diritto personale di godimento, ma si sostanzi soltanto nei confronti di situazioni giuridiche soggettive aventi carattere reale». In effetti, l’utilizzo di un immobile o il possesso di fatto non possono essere inquadrati giuridicamente come diritto d’uso, da cui scaturisce l’obbligo di pagamento del tributo. In base all’articolo 1021 del codice civile, chi è titolare di questo diritto può servirsi della cosa che ne forma oggetto e, se è fruttifera, può raccogliere i frutti per quello che è necessario ai bisogni personali. L’uso è un diritto reale di godimento che attribuisce al titolare la facoltà di usare e godere della cosa, in modo diretto, per il soddisfacimento di un bisogno attuale e personale. Questo diritto viene costituito per contratto, testamento o usucapione. Del resto, che il semplice possesso non obblighi al pagamento lo ha già affermato la Cassazione (sentenza 18476/2005) per l’Ici, a proposito del coniuge assegnatario dell’immobile, in caso di separazione. Secondo la Cassazione, se il giudice assegnava in passato a un coniuge l’abitazione dell’ex casa coniugale, il soggetto assegnatario non era tenuto al pagamento dell’Ici. Il giudice non ha, infatti, il potere di costituire diritti reali di godimento sull’immobile, quali quelli di uso e abitazione, ma può decidere solo in ordine all’attribuzione di un diritto personale sulla casa familiare a favore di un coniuge. In base alla vecchia normativa Ici, l’assegnatario aveva solo un diritto di godimento del bene di natura personale e non reale. Solo per l’Imu, con norma di legge, è stato posto a carico dell’assegnatario dell’immobile l’obbligo di pagare il tributo. Va ricordato che oltre al proprietario e all’usufruttuario, sono soggetti all’Imu anche il superficiario, l’enfiteuta, il locatario finanziario, i titolari dei diritti di uso e abitazione, nonché il concessionario di aree demaniali. Rientra tra i diritti reali, poi, il diritto di abitazione che spetta al coniuge superstite, in base all’articolo 540 del codice civile. Non è soggetto al prelievo fiscale, invece, il nudo proprietario dell’immobile. Allo stesso modo, non sono obbligati al pagamento il locatario, l’affittuario e il comodatario, in quanto non sono titolari di un diritto reale di godimento sull’immobile, ma lo utilizzano sulla base di uno specifico contratto. L’imposta municipale è dovuta dai contribuenti per anni solari, proporzionalmente alla quota di possesso dell’immobile e in relazione ai mesi dell’anno per i quali il bene è stato posseduto. Se il possesso si è protratto per almeno 15 giorni, il mese deve essere computato per intero. Va precisato che la prova della proprietà o della titolarità dell’immobile non è data dalle iscrizioni catastali, ma dalle risultanze dei registri immobiliari.

Sergio Trovato

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