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Niente imposta sull’impegno a versare l’assegno vitalizio

L’impegno del beneficiario di un patto di famiglia a corrispondere ai propri genitori un assegno vitalizio non è autonomamente soggetto a imposta di registro. Inoltre la rinuncia a qualsiasi forma di liquidazione da parte degli altri familiari sconta un prelievo fisso una volta sola. A precisarlo è la sentenza 11/1/2013 della Commissione tributaria di secondo grado di Bolzano.
La vicenda trae origine dai ricorsi, riuniti in primo grado, proposti dai soggetti partecipanti a un patto di famiglia contro l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro emesso dall’agenzia delle Entrate. Nel patto le parti hanno stabilito che: l’azienda familiare è trasferita gratuitamente a uno solo dei figli; i familiari diversi dal beneficiario rinunciano a qualsiasi forma di liquidazione; il figlio destinatario dell’azienda assume l’impegno di assistere a vita i genitori e di corrispondergli un assegno vitalizio.
Il Fisco, a integrazione di quanto già versato in sede di registrazione del contratto, ha richiesto: l’imposta fissa di registro per ogni singola rinuncia dei familiari alla liquidazione della loro quota, in applicazione dell’articolo 11 della tariffa parte prima allegata al Dpr 131/1986; l’imposta di registro in misura proporzionale per l’assegno vitalizio corrisposto ai genitori, in applicazione dell’articolo 46 Dpr 131/1986.
La Ctp ha accolto le pretese dell’amministrazione finanziaria. Così il contribuente ha presentato appello. Evidenzia che il patto di famiglia è un contratto gratuito e che la previsione di un onere a carico del beneficiario dello stesso ha solo l’effetto di ridurre la portata economica della donazione.
La Commissione di Bolzano accoglie il ricorso del contribuente. I giudici partono dall’esame della disciplina civilistica – articoli da 768-bis a 768-octies del Codice civile – del patto di famiglia. E rilevano come la dottrina prevalente lo consideri un contratto gratuito. L’assegnazione gratuita dell’azienda a uno dei familiari può quindi essere gravata da un onere, nel caso in esame rappresentato dall’obbligo di assistenza dei genitori e dalla corresponsione agli stessi di un assegno vitalizio. Quest’ultimo non costituisce un corrispettivo e non trasforma, quindi, il contratto da gratuito a oneroso. Non è dovuta, perciò, l’imposta proporzionale di registro che l’articolo 46 del Dpr 131/1986 prevede per le rendite vitalizie onerose.
Il collegio ritiene, inoltre, non fondata la pretesa dell’amministrazione finanziaria di assoggettare a imposta fissa di registro ogni singola rinuncia dei familiari. E citano la circolare 44/E/2011 che richiama i principi enunciati dalla Cassazione con le sentenze 10789/2004 e 10180/2009. Secondo il documento di prassi nel caso di atti che contengono più disposizioni prive di contenuto patrimoniale e quindi non suscettibili di autonoma valutazione economica, l’imposta fissa di registro è dovuta una volta sola.
Sempre la circolare 44/E/2011 – ricordano ancora i giudici della Commissione altoatesina – ha ritenuto dovuta un’unica imposta fissa di registro in relazione a più rinunce all’eredità contenute in un singolo atto, caso analogo a quello in esame.

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