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Niente deroghe all’impugnazione

L’invio della richiesta di esperimento del tentativo facoltativo di conciliazione, da svolgersi presso la Direzione territoriale del lavoro, non esonera il dipendente dall’onere di impugnare il licenziamento, in forma scritta, entro 60 giorni dalla data del recesso. Inoltre, se il lavoratore richiede lo svolgimento del tentativo facoltativo di conciliazione, la successiva fase giudiziale deve essere avviata non più entro il termine ordinario di 180 giorni, previsto per qualsiasi giudizio in materia di licenziamento; in tale ipotesi, invece, si applica il termine breve di 60 giorni previsto dal cosiddetto collegato lavoro (legge 183/2010, poi modificata dalla riforma Fornero).
Sono queste le conclusioni cui giunge il Tribunale di Reggio Emilia con un’ordinanza del 10 giugno scorso che ha dichiarato decaduto dall’azione un dipendente a causa delle modalità irrituali con le quali questo ha promosso l’azione contro il licenziamento intimato nei sui confronti. Il dipendente era stato assunto a tempo indeterminato da un’Agenzia per il lavoro, che lo aveva mandato in missione presso un proprio cliente sulla base di un contratto di somministrazione di personale. A seguito di ripetute assenze dal lavoro, il lavoratore era stato licenziato per giusta causa e aveva chiesto lo svolgimento di un tentativo facoltativo di conciliazione avanti alla Dtl, senza impugnare in maniera autonoma il recesso.
L’Agenzia per il lavoro si è costituita in giudizio eccependo l’inammissibilità e improcedibilità del giudizio per mancato adempimento dell’onere di impugnazione; il ricorrente si è difeso rilevando di aver assolto tale onere, ritenendo sufficiente l’invio della richiesta di conciliazione preventiva alla competente direzione territoriale del lavoro. Il giudice ha rigettato questo ragionamento, mettendo in luce che il collegato lavoro ha rivisto il sistema di impugnazione dei licenziamenti, creando dei momenti separati e distinti del percorso che si conclude con la controversia giudiziale. Il primo momento ruota intorno all’invio dell’impugnazione stragiudiziale, entro 60 giorni dal licenziamento. Il secondo momento inizia con il deposito del ricorso nella cancelleria del Giudice, ovvero la comunicazione a controparte della richiesta di tentativo di conciliazione entro 180 giorni (post riforma Fornero); un (eventuale) terzo passaggio (a pena decadenza) consiste nel deposito del ricorso nella cancelleria del giudice entro 60 giorni, nel caso di rifiuto o mancato accordo presso la Direzione territoriale del lavoro.
Il giudice, rilevate queste differenze di struttura, osserva che l’impugnativa stragiudiziale non può considerarsi inviata mediante la semplice richiesta di fissazione della conciliazione davanti alla Dtl, in quanto i due atti assolvono funzioni diverse.
La sentenza esamina anche un altro profilo, relativo al termine entro il quale deve essere depositato il ricorso giudiziale. A tale riguardo, ricorda il giudice che, in presenza di una richiesta di conciliazione, se la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. Nel caso in questione, il lavoratore ha mandato la richiesta di conciliazione, e il datore di lavoro non ha risposto per tempo; pertanto, la richiesta è stata rifiutata per fatti concludenti, e da quel momento ha iniziato a decorrere il termine di 60 giorni entro il quale doveva essere depositato il ricorso al giudice.

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