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Niente Cig se l’azienda chiude

Niente cassa integrazione se l’azienda cessa l’attività. A partire dal prossimo anno, infatti, gli interventi d’integrazione salariale, ordinari e straordinari, potranno esserci sempre e soltanto in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, ma mai in caso di cessazione di tutta l’impresa o di un ramo d’azienda. A stabilirlo, tra l’altro, è il decreto di riforma del Jobs Act in materia di ammortizzatori sociali approvato venerdì in via definitiva dal consiglio dei ministri.

Campo di applicazione. La riforma individua un campo di applicazione unico per entrambi i trattamenti salariali (che come oggi restano due: cassa integrazione ordinaria, Cigo; cassa integrazione straordinaria, Cigs). I trattamenti, infatti, possono essere concesse ai lavoratori titolari di contratto di lavoro subordinato (dipendenti), inclusi gli apprendisti con contratto professionalizzante (soltanto questi) ed esclusi dirigenti e lavoratori a domicilio. L’estensione agli apprendisti comporta, in via automatica, l’estensione degli obblighi contributivi sia a carico dell’azienda che degli stessi lavoratori. Inoltre, viene previsto il prolungamento del periodo di apprendistato in misura pari all’ammontare delle ore di integrazione salariale fruite.

I requisiti. Anche i requisiti sono comuni. Cigo e Cigs, infatti, sono concesse a condizione che i lavoratori possiedano un’anzianità lavorativa effettiva di almeno 90 giorni presso l’impresa richiedente (unità produttiva o stabilimento). La condizione non è necessaria per richieste di Cigo dovute ad eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale.

Gli importi. La riforma conferma l’importo delle integrazioni in misura pari all’80% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate. L’importo resta soggetto alla riduzione del 5,84% a titolo di contributo a carico dei lavoratori. L’integrazione sostituisce, in caso di malattia, la relativa indennità giornaliera, nonché la eventuale integrazione contrattualmente prevista a carico dell’azienda; non spetta per le festività non retribuite e per le assenze non retribuite; dà diritto all’assegno per il nucleo familiare.

La durata massima. La durata massima complessiva delle integrazioni salariali (Cigo e Cigs) è fissata, per ciascuna unità produttiva dell’impresa richiedente, a 24 mesi durante un quinquennio mobile. Valgono due eccezioni: 1) la Cigs concessa a seguito della stipula di un «contratto di solidarietà» è computata per la metà; 2) per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini, e per le imprese industriali e artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, la durata massima complessiva (Cigo più Cigs) è elevata a 30 mesi sempre in un quinquennio mobile.

Il contributo addizionale. La riforma modifica il «contributo addizionale» a carico delle imprese che fanno domanda di cassa integrazione (sia Cigo che Cigs). Oggi si paga in misura rapportata all’organico aziendale, nel futuro sarà commisurato all’effettivo utilizzo dell’integrazione salariale. Perciò, risulterà di misura crescente al crescere dell’utilizzo della cassa integrazione secondo le seguenti misure:

  •  9% della retribuzione che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore non prestate per periodi di Cigo o Cigs fruiti all’interno di uno o più interventi concessi, fino a 52 settimane in un quinquennio mobile;
  •  12% oltre il limite di 52 e sino a 104 settimane nel quinquennio mobile;
  •  15% oltre il limite di 104 settimane nel quinquennio mobile.

Contribuzione figurativa. La riforma conferma la disciplina vigente per cui i periodi di cig danno diritto all’accredito della contribuzione figurativa, utile sia al diritto sia alla misura della pensione.
L’erogazione. La riforma conferma che l’erogazione delle integrazioni è effettuata dall’impresa ai dipendenti alla fine di ogni periodo di paga. L’importo erogato è rimborsato dall’Inps o conguagliato con gli eventuali contributi dovuti.

Patto di servizio. Novità assoluta della riforma è l’introduzione di un «patto di servizio» quale condizione di erogazione (cioè fruizione) della cassa integrazione (Cigo o Cigs) da parte dei lavoratori nel caso di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro superiore al 50%. In tal caso, i lavoratori beneficiari sono convocati dai centri per l’impiego, per la stipula di questo «patto di servizio personalizzato» in cui il lavoratore s’impegna ad accettare eventuali proposte di lavoro e/o percorsi di formazione e reinserimento lavorativo, consapevole che il rifiuto determinerà la decadenza dall’integrazione salariale in godimento.

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