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Niente carcere per chi fa stalking

Altro che larghe intese: sulla necessità di misure più severe per lo «stalking» nel nostro Parlamento si registrano larghissime intese. Ma nei giorni scorsi il Senato, probabilmente senza valutare con attenzione le conseguenze, ha approvato un emendamento al decreto carceri grazie al quale potrebbero non scattare più né la custodia cautelare né gli arresti domiciliari per questo reato.
In commissione Giustizia del Senato, infatti, nei giorni scorsi è stato accolto da tutta la maggioranza con parere favorevole del governo l’emendamento presentato da Lucio Barani (Gal) che sposta il tetto per il carcere preventivo dai quattro ai cinque anni. Grazie a questa modifica, confermata dall’Aula di Palazzo Madama (il decreto è ora all’esame della Camera), l’articolo 280 del codice di procedura penale cambierebbe così: «La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni».
Ma l’articolo 612 bis, quello che disciplina il reato di «stalking», prevede che la pena per questo reato vada da sei mesi a quattro anni e quindi questo reato resterebbe fuori.
Sono molti ora, in commissione Giustizia della Camera, quelli che chiedono a gran voce di cambiare il testo del decreto per evitare che si compia «l’ennesimo errore».
Duro il capogruppo della Lega Nicola Molteni: «Chiunque voti favorevolmente un provvedimento simile dovrà assumersene la responsabilità. Ogni ferita, ogni abuso ed ogni omicidio che seguirà questo disegno sciagurato avrà un nome, un volto, una coscienza». Anche il presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (Pd), non ha dubbi sull’opportunità di modificare il decreto: «Il fatto che non possa più scattare la custodia cautelare in carcere per lo stalker è davvero grave. Il decreto carceri va rivisto e corretto». Secondo la Ferranti, poi, «questa storia dello stalking è grave soprattutto alla luce del dibattito che si è avuto alla Camera sul testo per la messa alla prova. Tutti infatti hanno alzato gli scudi per evitare che lo stalker potesse godere di misure alternative al carcere. E ora che si fa? Si esclude per questo reato perfino il carcere preventivo? Bisogna modificare la norma».
La parola passa ora a Montecitorio.

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