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Niente bancarotta concordataria per imprenditore e liquidatore giudiziale

L’articolo 236, comma 2, n. 1) della legge fallimentare limita la bancarotta concordataria (fattispecie commessa nell’ambito delle procedure alternative al fallimento) a specifici soggetti (gli amministratori, i direttori generali, i sindaci, i liquidatori di società e gli institori dell’imprenditore) lasciando fuori dal precetto normativo il liquidatore giudiziale e l’imprenditore individuale. Tale impianto normativo non è stato modificato nel nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ove il contenuto dell’art. 236 legge fall. è stato inserito nell’art. 341 del nuovo codice (dlgs 14/2019) che ha inoltre previsto speciali misure premiali (art. 25) per chi avvia una procedura alternativa alla risoluzione della crisi. Nel concordato preventivo il liquidatore giudiziale viene designato dal tribunale che nel provvedimento le modalità di liquidazione dei beni. In passato, al liquidatore giudiziale venivano attribuite molteplici funzioni (mandatario dei creditori, mandatario del debitore) quale organo della procedura, caratterizzato dalla terzietà rispetto a debitore e creditori, arrivando ad attribuire allo stesso, quale ausiliario del giudice, il ruolo di pubblico ufficiale. Oggi, secondo il tenore dell’art. 182 legge fall., è da escludere qualsiasi accostamento al pubblico ufficiale, nonostante l’espresso richiamo alle norme dettate dalla legge fallimentare a proposito del curatore, delle sue prerogative e responsabilità.Anche la Suprema corte (Cass. civ., sez. un., n. 43428/2010) nella sua massima espressione ha statuito che il liquidatore giudiziale del concordato, con il mandato di procedere alla realizzazione del patrimonio ceduto dal debitore, ricopre una «posizione di terzietà rispetto al debitore, che esclude il determinarsi di un suo rapporto organico con la società». Proprio la totale assenza di un rapporto di natura societaria intercorrente con il liquidatore giudiziale ha messo in discussione l’eventuale applicabilità della bancarotta concordataria in capo all’organo concordatario in questione. Tuttavia, un primo filone giurisprudenziale di legittimità (Cass. pen. n. 22956/2003) identificava il liquidatore giudiziale soggetto attivo del reato di bancarotta fraudolenta nel concordato preventivo, facendo rientrare nella qualifica di «liquidatore» non sono la figura del liquidatore nominato dai soci, ma altresì quella del liquidatore nominato nell’ambito della procedura di concordato preventivo, il tutto in forza del principio secondo cui il liquidatore concordatario poteva compiere tutti gli necessari e strumentali alla liquidazione dei beni ceduti, così come il liquidatore della società nominato in caso in scioglimento. Tale orientamento è stato, in seguito, completamente superato avendo gli stessi giudici di legittimità con diversi interventi (Cfr. Cass. pen., n. 17979/2010; Cass., n. 43428/2010) evidenziato rilevanti differenze fra il liquidatore di società e il liquidatore giudiziale concordatario, sia sotto un profilo procedurale (non espressamente menzionato tra gli autori propri del reato) sia nell’esercizio dei poteri: il liquidatore giudiziale, infatti, opera sotto la vigilanza del commissario giudiziale, con un mandato limitato alla liquidazione dei beni ceduti al debitore. Anche l’imprenditore individuale che propone un concordato preventivo è escluso dai reati di cui all’art. 236, comma 2, n. 1) legge fall.

La norma citata fa rientrare nella fattispecie delittuosa i liquidatori di società e non già i liquidatori di imprese individuali o ad altre tipologie di i liquidatori. A ciò si aggiunge che il richiamo degli artt. 223 e 224 della legge fall. ha proprio ad oggetto bancarotte societarie e nel caso di impresa individuale non sussiste, come noto, alcuna entità societaria. Sul punto è intervenuta in modo dirimente sia la Suprema corte (cfr. Cass. pen., Sez. V, n. 10517/1983) che la Consulta (Corte cost., ord. n. 268/1989) quest’ultima dichiarando manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 236, comma 2, n. 1 legge fall., in relazione all’art. 3 Cost., nella parte in cui, nel dichiarare applicabili le disposizioni degli artt. 223 e 224 agli amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori di società, non prevede altresì l’applicabilità degli artt. 216 e 217 all’imprenditore individuale. Risulta, quindi, pacifica l’esclusione della responsabilità penale nella bancarotta concordataria sia del liquidatore giudiziale che dell’imprenditore individuale per il reato di bancarotta di cui agli artt. 223 e 224 l. fall., in quanto soggetti non espressamente citati al comma 2 dell’art. 236 l. fall.

Pierpaolo Galimi – Comitato scientifico fondazione centro studi Ungdc

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