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Niente azionisti per Mps. Via all’intervento statale per ricapitalizzare Siena

Oltre due miliardi (2,4 di valore nominale, che “pesano” 2 in termini di capitale), ma non bastano. Per il Montepaschi la chiusura positiva, migliore delle sue stesse previsioni, della conversione dei bond subordinati in azioni difficilmente riuscirà nel miracolo di far quadrare i conti definitivi, quelli da 5 miliardi di rafforzamento patrimoniale. La risposta all’aumento di capitale è stata quasi inesistente, del Qatar come grande investitore non si vede ombra (la stessa banca ha ammesso che a ieri sera non c’era traccia di anchor investor). Nello stesso tempo, le condizioni della banca sono sempre più serie: come è emerso dal supplemento di Prospetto pubblicato ieri, Mps ha una liquidità positiva per i prossimi quattro mesi, rispetto agli undici che aveva dichiarato pochi giorni fa. E ieri il titolo ha perso un altro 12%. Per questo, salvo colpi di scena dell’ultima ora (l’aumento di capitale per gli istituzionali si chiude oggi) non resterà altro che prendere atto di quanto ormai da tempo si dice: un’operazione interamente di mercato, per Mps, non ha spazio. Il governo ha da tempo pronto il decreto e ieri ha incassato il voto favorevole di Camera e Senato, per alzare alla bisogna il debito fino a 20 miliardi, ricorrendo a «uno o più interventi» in soccorso delle banche in difficoltà. I cui impatti sul retail saranno «minimizzati o resi inesistenti», ha assicurato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Molto dipenderà dalla posizione che assumerà Bruxelles sugli aiuti di Stato. Quello che è chiaro è che la prima banca ad usufruirne in ordine di tempo sarà il Monte: oggi a fine serata un nuovo cda della banca tirerà finalmente le somme.
Ma anche altre banche guardano con molto interesse al decreto. Per esempio le due venete: ieri l’azionista unico Atlante è intervenuto annunciando versamenti per quasi un miliardo (628 a Veneto Banca, 310 alla Popolare di Vicenza) in conto futuri aumenti di capitale. L’obiettivo dichiarato è di «rafforzare il capitale» mentre si stanno ultimando i conti per l’esercizio di fine anno. Il versamento avverrà il 5 gennaio. E’ noto che le due banche procedono a tappe forzate verso la fusione, benedetta dalla Bce, e continuano ad avere una situazione di liquidità non splendida. Il decreto del governo, che riserva una parte di risorse all’attivazione di garanzie statali su obbligazioni, potrebbe consentire alle banche di accedere con più facilità ai pronti contro termine con altre banche e così mettere fieno in cascina. In attesa di procedere a loro volta con una corposa cartolarizzazione, che ripulisca i libri dalle sofferenze (e inevitabilmente crei perdite nel conto economico, non a caso l’intervento di Atlante è «in conto futuro aumento»).
Lo stesso Atlante che ieri in una nota ha confermato di essere sempre interessato a proseguire con la cartolarizzazione dei 27,7 miliardi lordi di crediti in sofferenza del Montepaschi anche con un intervento pubblico. La valutazione degli Npl è già stata fatta, quello che invece non servirà più sarà il “senior bridge financing”, fornito da Jp Morgan, Mediobanca, Credit Suisse e Hsbc al tasso del 6,5%.

Vittoria Puledda

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