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Niente aumento dei contributi

Scongiurato l’aumento dei contributi nel caso in cui siano insufficienti le coperture per il riordino dei contratti di lavoro. O forse no. La decisione, infatti, sarà presa in corso d’opera. Nel caso in cui le risorse risultino essere insufficienti l’importante sarà riuscire a correre ai ripari.

Non necessariamente, però, attraverso l’aumento dei contributi. Come far fronte a un’eventuale mancanza di risorse sarà, infatti, decisione del governo. Ma questa non è materia disciplinata nella legge delega sul lavoro e, di conseguenza, non deve essere trattata. Questa la linea dettata dalla commissione bilancio della camera nel rilasciare il parere favorevole al dlgs attuativo del Jobs act (A.G. 158) sul riordino delle tipologie contrattuali e sulla revisione della disciplina delle mansioni. Parere che, però, resta subordinato alla riformulazione della clausola di salvaguardia. L’attuale formulazione della norma (art. 56, comma 2), infatti, prevede che «nel caso in cui si verifichino, o siano in procinto di verificarsi, effetti finanziari negativi e scostamenti rispetto alle minori entrate sia introdotto un contributo aggiuntivo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali a carico dei datori di lavoro del settore privato e dei lavoratori autonomi». Previsione che, ad avviso della quinta commissione, data la mancanza di principi o criteri direttivi che dettino le modalità operative della clausola è opportuno rinviare a eventuali altri interventi legislativi relativi alle casse dello stato. Ecco perché, a conclusione del parere, la commissione, presieduta da Francesco Boccia (Pd), ha ritenuto opportuno riformulare l’art. 56, secondo comma, specificando che, solo a seguito di un attento monitoraggio da parte del ministero dell’economia e delle finanze il governo potrà agire per assicurare i saldi di finanza pubblica. «La commissione bilancio ha ritenuto più corretto prevedere un monitoraggio permanente delle risorse e degli effetti finanziari derivanti dalle nuove disposizioni. Nel caso queste non siano più sufficienti», ha precisato Boccia, «si interverrà con un provvedimento legislativo ad hoc o, nel caso si sia in fase di sessione di bilancio, direttamente nella legge di stabilità. Decisione», ha concluso Boccia, « che è stata resa più facile dalla scelta del Mef, alla fine, di rimettersi alla decisione della commissione. Posizione non facile da assumere alla luce del fatto che la Ragioneria dello stato ha più volte sottolineato la corretta stesura, da un punto di vista formale, della clausola di salvaguardia».

La scelta finale, però, spetterà, comunque, al governo nel corso dell’ultimo passaggio che i dlgs dovranno effettuare in consiglio dei ministri. Nel corso della seduta di ieri, infatti, è stato rilasciato parere favorevole anche al testo del dlgs sulle misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro. Parere sempre vincolato al monitoraggio da parte del Mef degli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni introdotte. Anche in questo caso, infatti, sarà possibile correre ai ripari in un secondo momento.

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